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La mia storia: Settembre 2018

Il mio nome è Antonina, ma sin dalla nascita mi chiamano Ina, ho 66 anni e sono madre di tre figlie e sei nipotini. Cercherò di non annoiarvi, vi voglio raccontare la mia storia di donna che ha un carcinoma mammario e che ancora oggi è sottoposta a cura farmacologica e terapeutica.

Tutto ebbe inizio nel 2017: un giorno qualunque del mese di novembre accusai dei forti dolori all’anca sinistra, al femore e all’inguine con conseguente impedimento alla deambulazione. Mi sforzavo a camminare e cercavo sempre una sedia per sedermi e alleviare così le sofferenze. Ma nonostante tutto continuavo a recarmi a lavoro: sono un’insegnante di materie letterarie presso una scuola media di Palermo. Le pillole che prendevo non mi alleviavano i dolori e allora decisi di recarmi da un ortopedico, il quale, dopo la visita, mi prescrisse delle medicine, sostenendo che avevo una brutta artrosi con osteoporosi. Notavo che la cura non mi faceva effetto, poiché continuavo a stare sempre più male, così mi sottoposi a dei controlli più accurati e specifici come: risonanza magnetica , tac , radiografie ecc… ecc…

Da questi esami risultò che avevo delle fratture all’anca e al femore sinistri e che non potevo assolutamente fare ulteriori sforzi, dovevo riposare maggiormente, stare distesa e tranquilla. Dopo alcuni giorni, notai di avere un carcinoma abbastanza sviluppato al seno sinistro. Così decisi di non andare al lavoro, per dedicarmi alla malattia mi sentivo confusa non sapevo cosa fare, anche le mie figlie erano prese dal panico e dalla disperazione, mi stavano vicine con tanto affetto e amore. I miei parenti più intimi cercavano di consolarmi per risollevare il mio morale che era sempre più giù, intimamente e spiritualmente mi sentivo a pezzi, pregavo il Signore affinché mi aiutasse ad uscire da questa brutta malattia, passavo notti insonni con tanta sofferenza fisica e morale.

Andai all’ospedale precisamente al civico , reparto di oncologia e mi sottoposi al controllo mammografico, dove l’oncologo diagnosticò un carcinoma mammario con metastasi ossee (quindi si spiega il motivo delle mie fratture) e mi consigliò l’immediato ricovero nello stesso reparto. Così iniziarono le cure farmacologiche , i controlli continui dei medici, i continui prelievi di sangue, la confusione che spesso si veniva a creare nel reparto a causa delle visite dei parenti e le sofferenze degli altri ammalati. In ospedale non riuscivo a dormire bene neanche la notte, ero molto nervosa e dolorante, a volte alcune colleghe e amiche venivano a farmi compagnia, le colleghe mi portavano alcune letterine dei miei alunni che scrivevano con tanto affetto nei miei confronti e di questo ero molto felice, anch’io li pensavo sempre. Poi quando rimanevo sola mi sentivo tanto trist! Ero come impazzita, i giorni non passavano mai, sembrava che non avessero mai fine. 

Le mie figlie cercavano di farmi stare bene, mi coccolavano, mi portavano dei dolciumi, ma non avevo fame, anzi avevo inappetenza, mangiavo pochissimo e di conseguenza calai di peso.

 Pensavo tanto a i miei nipotini, desideravo stare un po’ con loro e abbracciarli, così un giorno le mie figlie li portarono e per vederli mi recai in sala d’attesa, con grande gioia ed emozione li abbracciai forte, forte. I dottori facevano il possibile per alleviare i miei dolori e spesso la notte quando i dolori erano lancinanti e insopportabili, mi facevano la morfina per riposare. Poi i medici decisero di sottopormi a cinque sedute di radioterapia per stabilire se le fratture si sanavano. Oggi, fortunatamente con le dovute cure i dolori si sono attenuati , ma ancora persistono le fratture alle ossa. Sono a casa mia e assumo le medicine prescritte dai medici dell’ospedale, ricevo l’aiuto di un’equipe di medici a domicilio e mi sento più tranquilla e serena. Mi reco all’ospedale per le visite oncologiche e per le flebo, che mi aiutano a rinforzare e a sanare le fratture.

Spesso le mie figlie mi aiutano, mi fanno compagnia e mi portano i nipotini che sono tutta la mia vita!

Continuo ancora a pregare e a invocare il Signore, affinché mi aiuti a guarire definitivamente, per riprendere le forze e maggiore vigore nell’affrontare la mia vita che è nelle mani del Signore, Lui e soltanto Lui è il padrone della mia vita!

Cari lettori spero e mi auguro di non avervi ulteriormente annoiato nel leggere questa storia, che è una delle tante storie di oggi, riguardante il male del secolo che tante persone devono affrontare con determinazione e rassegnazione, nella speranza di giorni migliori, infatti, ognuno di noi ha bisogno di aggrapparsi a qualcosa o a qualcuno che ti aiuta nel cammino della vita che è fatta di rose, ma anche di spine…!

Continuerò ad essere felice!

A fine agosto 2017 ero così felice, ma felice per davvero, tanto, che la mia GIOIA si vedeva nel mio corpo, e nei miei occhi e nella mia anima.
Avevo 45 anni ed era trascorso un anno e mezzo dalla mastectomia al seno destro, per un carcinoma mammario aggressivo e invasivo…
Ma ero stata molto forte e determinata dopo la diagnosi, tanto da versare nemmeno una lacrima “il cancro senza scrupoli l’avrei combattuto” dissi risoluta al mio chirurgo e a tutta la mia famiglia. …combattuto con la mia positività, col mio senso pratico, con la mia fede in Dio, con la mia voglia di difendere le mie figlie e tutta la mia vita.
E quindi, chemioterapia, caduta dei capelli, terapia ormonale, menopausa forzata……e poi infezione della protesi al seno e di nuovo operazione, per togliere tutto quanto.
Ma io mi dissi “Fa niente, Passerà”, “Scorgere sempre il sole dopo ogni tempesta”, ripetevo a me stessa.
Certo ogni tanto mi bloccavo con la schiena, e di tanto in tanto avevo dolori assurdi alla colonna vertebrale, ma il peggio sembrava passato.
Ignara pensavo..
E invece al mio controllo semestrale METASTATICA ALLE OSSA
“Signora si dimentichi la storia del cancro al seno”, si precipitò a dirmi l’oncologa “adesso è tutt’altra situazione: esami, prelievi, terapie, TAC, PET, radioterapie. E poi bisogna contare sulla ricerca e sulla sperimentazione.”
E allora io piansi, e piansi questa volta fin da subito, persino nello studio della mia dottoressa, davanti a tutti i medici e i tirocinanti…e piansi per due giorni interi, con mio marito, madre, padre, fratelli e amici e poi con gli occhi lucidi, raccontai alla mia ragazzina di 14 anni che avevo ancora bisogno di nuove cure…..”mamma, non conosco al mondo un persona più coraggiosa e forte di te! Ce la farai anche questa volta, ce la faremo anche questa volta!”. Allora mi feci nuovamente coraggio e la battaglia che sembrava appena finita si trasformò in una guerra.
Ma io ancora una volta, dopo che il pianto mi aveva solo gonfiato gli occhi e irritato tutto intorno al naso, ero intenzionata a lottare ……e oggi lotto non tanto come un impavido guerriero che lancia bombe e missili, ma affronto tutto come un’equilibrista, tipo come quello di un circo, che con un’asta di ferro tiene per aria piatti e quant’altro.

E così io, col mio sorriso da rossetto rosso, vivo la mia vita straordinaria, tenendo da un lato a bada il mostro infame, con iniezioni, pillole e terapie e dall’altro, seppur acciaccata, appesantita e trasformata in ogni parte del mio corpo, continuo a progettare il mio futuro, perché non è il cancro che mi deve comandare e continuerò a gioire per ogni traguardo delle mie bambine, ad organizzare le mie giornate, visto che non riesco più a lavorare al 100% come maestra di scuola dell’infanzia.

E continuerò a definire programmi col mio amato marito, premuroso verso di me, ogni giorno di più, che prega sempre per la nostra famiglia Perché possiamo cogliere in ogni singola giornata il bello e il buono che la vita ancora ci regalerà.

La mia storia sbagliata

Ho fatto un brutto sogno.
Avevo addosso la mia solita divisa verde, i miei zoccoli della sala operatoria, il camice un po’ sciupato della fine giornata, commentavo una diagnosi di malattia neoplastica della mammella avanzato, con quel distacco professionale che ti consente di essere lucida anche nelle situazioni più difficili della tua professione di medico anestesista, ma ero dalla parte sbagliata della scrivania.
Poi mi sono svegliata.
Ma ero sempre dalla parte sbagliata della scrivania.
Per una volta, per quella volta, ero io la paziente e la malattia era la mia. Tutta mia, dentro di me, si era accomodata ed in silenzio aveva camminato, senza chiedere permesso e senza presentarsi, invadendo uno alla volta tutti i linfonodi che aveva trovato, e come base aveva un nodulo nel mio seno sinistro.
Il giorno dopo i colleghi mi accompagnano in sala operatoria, ma stavolta sul letto ci sono io e non i pazienti che addormento tutti i giorni.
Mastectomia, svuotamento ascellare, espansore e poi chemioterapia a dosi generose, i capelli che mi rimangono in mano, biondi e lunghissimi, non avevo mai tempo di andare a tagliarli e ora il problema non esiste più…
Cerco di riaddormentarmi, magari ci riesco e quando mi sveglio torna tutto a posto, ma non succede, apro gli occhi e vedo quelli di mio marito spaventati e persi come mai li avevo visti, vedo i colleghi che lo sguardo lo abbassano un po’ come mai avevano fatto, e vedo questa paziente dentro di me che vorrei tanto allontanare e cacciare dalla parte giusta della scrivania…se fosse dalla parte giusta saprei cosa dirle, userei le parole che ho usato tante volte, la guarderei dritta negli occhi per farle capire che della sua malattia non abbiamo paura e siamo pronti a combattere con lei, ma non è così, lei è dentro di me e io non so cosa dirle…..
No, così non va bene, lo sai che un paziente non va mai abbandonato, fai il rianimatore, quante volte hai pensato che il tuo paziente fosse perso, divorato dalla setticemia o fracassato per un politrauma, e poi se ne è tornato a casa sulle sue gambe e ti ha portato il panettone a Natale? Magari con le stampelle, ma vivo?
Perché non crederci, o almeno provarci con tutte le tue forze, come quella volta che hai passato ore a cercare di far ripartire un cuore che proprio non ne voleva sapere e ci sei riuscita, il paziente è tornato a trovarti per anni e ogni volta che lo rivedevi capivi di aver avuto ragione a non mollare ….
Allora proviamoci, guardiamo la paziente negli occhi, ma dritto dritto, affrontiamo ogni giorno quello che la meravigliosa quotidianità ci offre, una giornata di lavoro in cui torni dalla parte giusta della scrivania, anche se hai ancora l’espansore nel petto che ti opprime, il linfedema del braccio, la neuropatia da chemioterapico che ti ha indebolito mani e piedi, la stanchezza che ti divora….
La storia è ancora sbagliata, non c è niente di giusto in una malattia che nasce da te e ogni giorno può decidere di prendersi un po’ di spazio in più ed è talmente furba a farlo che nessuno capisce ancora per bene come ci riesca  ma c’è ancora un po’ di tempo per chiedere a un paziente come sta, a discutere un caso con un collega, a capire che quel paziente si sente addosso la stessa cosa che senti tu tutti giorni e vorresti dirgli: provaci, non avere paura.

 

Dammi un bacio!

Questa è la storia di mia mamma, Paola, che tra un mese o poco più compirà, a Dio piacendo, 90 anni.

Quando ne aveva 56, nel maggio 1984, pochi giorni dopo il matrimonio di mio fratello (aveva aspettato che passasse la festa prima di andare a farsi visitare, essendosi trovata un nodulo al seno sinistro) ebbe la diagnosi di tumore, poi confermata come adenocarcinoma dall’esame istologico durante l’intervento.

Paola era insegnante di Lettere, sposata, con 4 figli; io, la maggiore e l’unica femmina, ero medico da 4 anni e sposata da 2, quando la storia della sua malattia è iniziata: da allora ho accompagnato e condiviso ogni tappa, da quelle minori (esami, controlli, ecc.) o finite bene, a quelle più pesanti (nuove tappe diagnostiche, metastasi, terapie, ecc.), filtrando le comunicazioni e diluendole nel tempo e portando in me ogni ansia, spesso forse ancor più di lei, sia per competenza professionale che per carattere.

Fin da subito infatti, in occasione dell’intervento, mi fu comunicato dal chirurgo che avrebbe asportato solo il nodulo, poiché la radiografia aveva mostrato una frattura costale, che fu letta come patologica (metastatica); essendo la frattura guarita, dopo un mese si dovette procedere alla mastectomia, con nostra gioia grandissima, ma con la necessità di spiegare alla mamma il perché: lei infatti era invece molto arrabbiata!

Seguirono le terapie e i controlli, per fortuna il suo tumore era sensibile alle terapie ormonali e i farmaci doveva assumerli per bocca. I figli si sposarono tutti, lei e il papà erano andati in pensione, arrivavano un po’ per volta i nipotini, che diventarono 11.

Dopo 8 anni, un nuovo nodulo comparve sulla cicatrice della mastectomia: nuovo intervento, radioterapia, cambio della terapia ormonale, intensificazione dei controlli. La scintigrafia ossea mostrava lesioni per lo più dubbie o di altra possibile natura, e ho imparato a convivere con il dubbio e a trasmetterle solo ciò che era necessario. Ma nel 2000, dopo altri 8 anni, una frattura metastatica del collo del femore portò alla chiarezza che la malattia non era risolta: fu necessario un intervento di osteosintesi (mettere un “chiodo”), altra radioterapia, altri farmaci. Subentrarono problemi cardiovascolari: una ischemia cerebrale, angina instabile, necessità di coronarografie e angioplastica per 2 volte, nel 2002 e nel 2007, con il corredo di altri numerosi farmaci, esami, visite, dubbi diagnostici, ricoveri, ecc. Nel frattempo mio padre, che era stato sempre in apprensione per lei e aveva condiviso con me e i miei fratelli tutti i passaggi, si ammalò in poco tempo di due diversi tumori e morì nel 2003, affidando la mamma alla mia protezione.

Dopo l’intervento al femore e la riabilitazione la mamma aveva ripreso a camminare con il bastone e poi senza, finché dopo qualche anno il chiodo si ruppe e per alcuni anni passò alla carrozzina. Nel 2007, a 79 anni, dietro insistenza dei medici, fu sottoposta a protesi dell’anca e l’istologico risultò negativo. Ancora una volta, dopo ricoveri, fisioterapia, deambulatore, riprese a camminare con il bastone e ritrovò la sua vitalità. Nel 2010 a seguito di una coronarografia ebbe un ictus, che gradualmente si può dire che non lasciò esiti. Ebbe ancora del tempo per vivere attivamente. La fede e la preghiera, gli affetti condivisi, le tante amicizie, il carattere aperto e ottimista, la fiducia nell’aiuto che le davo nel suo percorso l’hanno sempre sostenuta, portandola a continuare ad impegnarsi anche in attività di volontariato e di sostegno e guida per tante altre persone, nonostante la malattia.

A fine 2014 un’altra sorpresa: noduli sulla coscia, biopsia, diagnosi di metastasi. Radioterapia, cambio terapia, passaggio a terapia in muscolo. Entravamo nella stanza in cui i pazienti stavano facendo la chemioterapia e tutti guardavano questa vecchietta che, camminando sempre più a fatica, bastone da una parte e braccio di sua figlia dall’altra, si portava dietro la tenda per le iniezioni, chiacchierava allegramente con l’infermiera e con orgoglio le diceva: “Sa quanti anni ho? Sa da quanti anni sono ammalata?” e poi uscendo, incoraggiava le persone sedute sulle poltrone, con le loro flebo, mostrando che si può continuare a vivere e a curarsi anche per moltissimi anni, invecchiando anche se ci si è ammalati da giovani.

Fu trovata poi una piccola lesione al fegato, quindi un’altra. I markers un po’ si alzavano. Altro cambiamento della terapia. Nel frattempo la vita proseguiva: nel 2017 Paola è diventata due volte bisnonna e ha partecipato al matrimonio di un nipote. Molti suoi amici e amiche, tutti i fratelli e le sorelle e molti dei medici che l’hanno curata nel frattempo sono morti. Negli ultimi sei mesi un’ischemia cerebrale ha compromesso pesantemente le sue autonomie residue e le sue facoltà: ma con quel filo di vita ancora ci guarda e ci sorride quando riesce e ci dice: “Dammi un bacio!

L’unione fa la forza

Vi propongo un viaggio nel tempo.
Dobbiamo tornare al novembre 2015.
Io sono Elena, ho 39 anni, giovane donna molto impegnata.
Sono mamma di un ragazzino di quasi 13 anni, compagna di vita di Gianpiero, lavoro come infermiera strumentista in un grande ospedale di Torino.
Sempre di corsa, sempre una matassa di problemi da gestire e mai un attimo di tempo per me.
Un mattino svegliandomi, appoggiai la mano sul seno e sentii un nodulino. Fin da subito seppi cosa fare, lavorando in sala operatoria ho imparato a riconoscere dal tatto di cosa si trattava, ma da qui imparai tante altre cose a me sconosciute.
Con la diagnosi in mano decisi di affidarmi al mio senologo, spogliandomi del mio ruolo sanitario. Dovetti allontanarmi dal lavoro per poter ritrovare me stessa, tra i miei cari e gli amici.
Ogni occasione era buona per un caffè o un messaggio, non servivano molte parole ma il calore sincero e umano.
Il giorno dell’intervento in sala operatoria dissi a me stessa quello che ripetutamente dicevo in passato ai pazienti. Mi addormentai per cui serenamente.
Da allora tirai fuori una voglia di vivere che ho tutt’ora: la forza di volontà, la voglia di sorridere sempre, ecco Elena nuova.
Iniziò la chemio e poi a seguire la radio. In parallelo iniziai a dedicare più tempo a me stessa.
Ho frequentato vari corsi imparando a truccarmi, a costruire bigiotterie bellissime, a ballare la danza del ventre tirando fuori la mia femminilità, ho partecipato a una sfilata di costumi sfoggiando turbanti e foulard di classe, ho conosciuto tante associazioni perché assieme ci si dà la forza. Ho imparato a pagaiare sul Po con le mitiche Dragonette, donne tutte d’un pezzo.
La voglia di vivere parte da noi dalle piccole cose, dall’amore delle persone che non ci sono più e da quelle che ti stanno piacevolmente accanto.

Oggi siamo nel 2018, continuo i miei follow up, ma soprattutto vivo gustandomi ogni respiro che questa meravigliosa vita mi offre.
Grazie ai miei cari, ai vecchi amici e ai nuovi, al genio di mio figlio e soprattutto il mio compagno.
Io sono così grazie a tutti voi.

La convivenza con un ospite non troppo amato

Salve, sono Tiziana, ho 54 anni e da ben 18 anni convivo con un ospite che non mi ha abbandonata e, da ora in poi non mi abbandonerà più: il cancro metastatico.
La mia è una storia come tante altre, fatta di paura, di ansia, di insicurezza, di incertezza, di rabbia, di solitudine, perché questo “ospite” non ti permette di condurre una vita uguale agli altri. Da molta gente che ti circonda sei considerata quasi un fenomeno strano al quale spesso non si devono fare domande perché’, nonostante i vari mezzi di informazione, la metastasi è una patologia che in breve tempo ti porta alla morte; è un tabù e per questo troppo spesso non se ne parla.
Il giorno in cui mi hanno comunicato che avevo un tumore al seno, il mondo di colpo mi è crollato addosso, tutte quelle certezze che fino ad allora avevo avuto, erano come svanite.
Io a differenza di altre donne sono stata fortunata perché ho fatto una quadrantectomia senza compromissione dei linfonodi ascellari. Grado intermedio di tumore “G2”, indice proliferativo 15% ed estrogeni/progesterone positivi. Una diagnosi praticamente favorevole da tanti punti di vista. Ho fatto la radioterapia, mi hanno indotto la menopausa per 3 anni e per 5 anni ho fatto una terapia in pasticche che in pratica sostituiva la chemioterapia; naturalmente con effetti collaterali molto più leggeri.
Ho eseguito scrupolosamente tutti i controlli di follow-up come da protocollo per ben 15 lunghi anni, fatti di paura tutte le volte che venivo chiamata. Alla fine di questo percorso, credevo di essere uscita da questo lungo e buio tunnel ma, qualcosa mi diceva che dovevo sempre stare in allerta.
Nel 2016 infatti, in seguito ad un normale controllo ginecologico, fu visto che, a livello di entrambe le ovaie e tube, c’era qualcosa di anomalo. Di corsa sono stata indirizzata in un centro vicino a dove abito e, da qui è iniziato un nuovo calvario. Iter di ricovero per la rimozione di questa neoplasia (primario ovarico? metastasi?).
Il successivo referto istologico ha confermato la metastasi da carcinoma mammario. Metastasi estese, al polmone, al fegato, alcuni noduli peritoneali sottodiaframmatici, liquido pleurico …..non mi sono proprio fatta mancare niente.
I giorni che sono trascorsi prima di avere il referto istologico sono stati molto pesanti: pianti, rabbia, voglia di lasciarsi andare, paura di morire, continue informazioni recepite su internet per capire, anche se purtroppo con il lavoro che faccio (tecnico di Anatomia Patologica) tante cose mi erano già chiare e quindi la sofferenza è stata maggiore. A poco a poco però, nel mio io più profondo, ho iniziato a prendere visione della situazione e della consapevolezza che non ci si deve piangere addosso (come del resto ho sempre fatto) ma, per combattere bisogna armarsi, soffrire, difendersi.
Per prima cosa sono andata da una psicooncologa che è riuscita a farmi esternare quello che a volte mi fa male. Ho iniziato a fare delle lunghe camminate a volte in compagnia, a volte da sola e in questi momenti mi sento libera di sognare, di ascoltare il silenzio, di pensare ad un breve-lungo futuro, mi libero di tutti quei brutti pensieri che a volte mi fanno mancare il respiro. Sembra quasi che la mente si divida in due: da una parte mi sento forte e invulnerabile, dall’altra invece mi assale la paura. I miei giorni sono fatti di alti e bassi ma sempre con il sorriso sulle labbra perché la vita è unica e deve essere vissuta nella sua completezza; ogni piccola conquista è una grande vittoria.
La malattia mi ha cambiata come persona, mi ha fatto riflettere su molte cose. Nei momenti di disperazione ho imparato a riconoscere le persone veramente amiche, quelle che mi sono state vicine nel momento più buio e continuano ad esserci. Grazie a loro, al mio lavoro, riesco ad andare avanti giorno dopo giorno. Questi amici hanno saputo essere discreti quanto basta ma, hanno anche saputo trattarmi come una semplice persona sana. Anche la mia famiglia gioca un ruolo importante, un marito sempre presente e pronto ad offrirmi la spalla tutte le volte che è necessario, mia figlia che, nonostante la sua fatica ad accettare la mia malattia, mi coccola, la sento vicina; dei genitori unici che, nonostante la loro età, sono sempre pronti a darmi una mano e a farmi guardare avanti con ottimismo.
Questa è la mia storia, unica, ma uguale a quella di tante altre donne che sono come me: metastatiche.

La vita è come un altro giro di giostra

Era il 23 novembre 2013, come dimenticarlo…Giorno in cui ho ricevuto la diagnosi di carcinoma duttale infiltrante, la diagnosi non lasciava scampo: mastectomia sinistra e dissezione ascellare, tre linfonodi in sede ascellare metastatici. Caddi nello sconforto, nella paura…non mi mancava nulla! Un compagno, una vita lavorativa affermata e una casa che adoravo e che avevo arredato con cura e amore..
Inizio le terapie, 4 cicli. Sopportai le terapie ed indossai la temuta e fastidiosa parrucca.
Ripresi la mia vita in mano, per 4 anni con controlli semestrali e negativi ma nel marzo 2017, ricomincia il calvario: lesione ossea e polmonare.
Oggi la PET presenta regressione di malattia, grazie a farmaci innovativi, costanza e fiducia…
Forza, volontà, coraggio..

Poema sinfonico

Musica ed emozioni
Sprofondata in un’antica poltrona bergère ascolto la prima sinfonia di Mahler.
All’inizio del brano il suono molto soffuso mi induce a rilassarmi. I contorni degli oggetti che mi circondano cominciano a diventare sfumati, gli occhi socchiusi, la mente comincia a vagare e si lascia trasportare dalla musica.
Ecco un ragazzo cammina saltellando in un bosco; è libero, spensierato, circondato dalla bellezza della natura.
C’è una brezza piacevole e si ode il tranquillo scorrere del torrente.
Il sole inizia a tramontare, il cielo si tinge di rosso e arancio.
Scende la sera e poi ecco un altro giorno ma nel frattempo il ragazzo è diventato uomo e il mondo che lo circonda è diventato più complesso.
Addio spensieratezza: si alternano gioie e dolori, buio e luce.
All’improvviso una tragedia: la vita è finita. Solo buio.
Ma poi tutto si rasserena e si può assaporare la quiete iniziale.
Alla fine ecco il trionfo della luce. Ci può essere un mondo migliore dove passeggiare nel bosco con lietezza, le avversità non fanno più paura.
Si nuota combattendo contro le onde ma si riesce ad arrivare a destinazione. Si festeggia la vittoria della vita.
Il brano termina e io continuo a pensare alle immagini che la musica mi ha suggerito e alle emozioni che ho provato.
Mi è sembrato di rivivere gli accadimenti della mia vita da 12 anni fa fino ad ora.

Dodici anni prima
Ci sono momenti cui, all’età di 50 anni, mi sento già vecchia.
Stamattina lo specchio mi rimanda una immagine del volto segnato dalle prime impietose rughe, alcune intorno agli occhi, altre ai margini delle labbra.
Eppure, a detta di molti, il mio viso è veramente grazioso: gli occhi marroni illuminati da pagliuzze verdi, la pelle luminosa e la massa di capelli vaporosi e morbidi di un bel biondo dorato.
Ma oggi non è questo che vedo riflesso nello specchio; vedo le rughe, i primi capelli bianchi, i tratti stanchi, l’espressione preoccupata.
Gli impegni lavorativi sono sempre più pressanti.
Mi sento risucchiata in un vortice; alcune volte sono così stanca che non so come arrivare a fine giornata eppure pretendo sempre più da me stessa.
La mia vita è tutta una corsa, una corsa che mi impedisce di gustare appieno tutte le cose belle che ho.
Durante la settimana lavorativa non vedo l’ora che arrivi il weekend per poter trascorrere più tempo con la mia famiglia; in inverno aspetto con ansia che arrivi l’estate con il bel caldo, le vacanze, il viaggio già programmato.
Talvolta vorrei che il tempo passasse in fretta, sempre più in fretta, se è quello che mi separa dal “mio” prossimo obiettivo.
È come se per organizzare la mia vita non avessi il tempo di viverla con pienezza, attimo dopo attimo, come sarebbe saggio fare; questo non è giusto, lo so, mi illudo di esserne consapevole.
Poi, però, affiora sempre il desiderio quasi la pretesa di cambiare il corso della mia esistenza, di controllarlo e indirizzarlo.
Ma io non sono un regista che può modificare scene e situazioni sul palco di un teatro e, mentre la mia mente dissipa energia nel vano tentativo di dirigere il susseguirsi degli avvenimenti, il mio fisico, vorticosamente trascinato in questa impresa, ne subisce tutto lo stress.
È troppo difficile per me accettare le avversità, anche piccole, della vita.

La tragedia
E poi a 51 anni, all’improvviso, a Ottobre 2005 ecco arriva la tragedia: mi viene diagnosticato un carcinoma mammario.
A me che ho sempre fatto i controlli periodici!
Tutto sembra andare per il peggio: l’intervento è più complesso del previsto, dall’esame istologico risultano 3 linfonodi metastatici, sono necessarie le terapie.
Forse dovrò affrontare un altro intervento.
Tutto viene sconvolto e io sono distrutta.
Riesco solo a partorire un grido silenzioso ma devastante: no, non deve essere, la mia vita è distrutta.
Così passano le prime settimane; successivamente affronto chemio e radio.
È un periodo molto duro: voglio riavere la mia vita di prima, quella che mi è stata rubata.
Ma ecco, tutto a un tratto, è come se si aprisse una finestra davanti ai miei occhi e da lì vedo la mia vita prima della malattia e capisco che la stavo sprecando, non la stavo vivendo appieno.
Comincio ad apprezzare quelle, che mi sembravano piccole, ma ora capisco che sono grandi: le gioie che ogni giorno ci riserva.
Mi ero mai fermata ad osservare il cielo in un giorno sereno, a respirare a pieni polmoni odorando l’aria, ascoltato il vento quando ti accarezza la pelle?
Arrivo ad affermare con certezza che non voglio più la mia vita di prima, so che questa è la mia vita, con gioie e dolori.

Il cambiamento
Entrare in questo mondo che sembra parallelo ma è universale, di malattia, sofferenza e morte non lo avrei mai desiderato.
Ma ora, attraverso questa esperienza, ho acquisito una diversa consapevolezza del senso della vita.
Provare sulla propria pelle il dolore, lo sconforto, l’umiliazione che il cancro porta con sé non è come averne sentito parlare o visto questa condizione su un’altra persona.
Quando ti ammali realizzi concretamente che la tua vita nel dolore e, se vuoi, nella gioia è identica a quella degli altri anzi tu forse sei più fortunato di altri.
Una vita senza dolore è una illusione, non esiste.
Esisteva solo nei tuoi sogni di bambina.
Il cancro ti cambia ma in tutti i sensi.
Quindi concentriamoci su quelli positivi.
Mi domando quanta attenzione ho concesso al mio prossimo prima della malattia.
Ora la capacità di relazionarmi con gli altri è migliorata.
Il rapporto con alcune compagne di avventura/sventura è totalizzante, di profonda intesa e di completa sintonia.
Camminiamo insieme con determinazione e coraggio in un percorso non privo di momenti di debolezza.
Ognuno di loro mi dona qualcosa di prezioso che mi arricchisce interiormente.
E tutto quello che ho ricevuto riesco, talvolta, a trasmetterlo ad altri: sono puntini luminosi, punti in senso euclideo cioè senza dimensione che si avvertono solo se si è sulla stessa lunghezza d’onda.
Mi piace pensare che siano frazioni infinitesime di un amore universale che stanno lì pronte per essere catturate.

Gioie e dolori
Oggi so che questa mia vita voglio viverla cercando di dare il meglio di me stessa.
Ho detto “cercando” ma non dico di esserci riuscita tutti i giorni.
Comunque, ho imparato che bisogna vivere con uno spirito diverso: assaporare ogni momento, gustare la giornata attimo per attimo anche i momenti che sembrano più banali.
Ogni giorno racchiude in se’ qualcosa di unico che poi non ci sarà più, lo posso vivere in quel preciso istante e in quello solo.
Inoltre è indispensabile accettare la realtà per il nostro bene.
Ma non è facile .
Dopo la diagnosi la prima reazione è di rifiuto, la scoperta di avere dentro te stessa un cancro inevitabilmente genera sentimenti di ribellione e di rabbia.
Ma questi, come il rancore e l’odio, non portano buoni frutti e ci fanno solo sentire peggio.
Le negatività sono come l’acqua di un torrente in piena capaci di invadere il terreno circostante distruggendo e portando solo sventura.
Eppure in varie occasioni mi ritrovo ad annaspare nelle acque di quel torrente.
Perché la storia della mia malattia non si ferma al 2005.
A gennaio 2011 mi vengono diagnosticate metastasi epatiche, a gennaio 2016 un improvviso peggioramento della situazione del fegato e a gennaio 2018 compare anche qualche ripetizione ossea.
Certamente gennaio non è il mio mese preferito!!!
Ho cambiato terapia più volte.
Nonostante tutto ciò sono ancora qui, capace di emozionarmi e di provare sentimenti di letizia.

Passeggiata al mare
Ieri era una bella giornata di sole e sono andata al mare.
Beata cammino sul piccolo sentiero tra le dune.
Il mio passo sembra seguire il ritmo delle onde del mare, una brezza leggera e fresca mi sfiora le guance.
Il mio sguardo altalena tra l’azzurro del mare e i variopinti colori dei cespugli fioriti che fiancheggiano il sentiero: varie tonalità di rosa, azzurro e poi il giallo delle ginestre.
L’aria che respiro odora di salsedine e non solo.
Trasportato dal vento arriva a tratti il profumo intenso e penetrante dei fiori di camomilla, quello più delicato dell’aglio rosato che contrasta con l’odore aspro del timo.
Una sensazione di benessere e di pace si sparge sul mio animo e, se respiro più forte, profondamente, assaporando l’odore del mare e della vegetazione vi penetra; ne conserverò il ricordo consapevole anche quando, rientrata a casa, dovrò affrontare la “situazione difficile”.
Basterà chiudere gli occhi per non pensare ai problemi e ritrovarsi lì con l’immaginazione: sentirò il tepore della sabbia fine e dorata che mi accarezza i piedi passo dopo passo.

Testa alta e avanti tutta

A 52 anni ho preso una grande decisione, cambiare lavoro. Beh, direte che c’è di strano. Nulla se non fosse che ho lasciato un lavoro “sicuro” per un’avventura lavorativa senza nessun tipo di sicurezza e tra l’altro in un ambito quasi completamente maschile. Mi sono sempre piaciute le sfide ed ecco che la vita me ne offre una su un piatto d’argento molto più grande.
Piccolo nodulo sul seno destro, mammografia di controllo, ago aspirato e a distanza di una manciata di giorni la risposta: tumore al seno con interessamento di alcune linfoghiandole ascellari.
Bene ed ora? La testa completamente vuota, non riuscivo a comprendere nemmeno quello che diceva la dottoressa. Ero in un’altra dimensione, non ero io la paziente, era un incubo. Sposata, con due figli, un ragazzo di 28 anni ed una ragazza di 25 anni. Il mio primo pensiero è rivolto a loro, mio marito è con me in quel momento ed anche lui non riesce a fare nessuna domanda.
Come riuscirò a comunicare ai miei figli che la mamma roccia ora ha un tumore?
“Tranquilli è piccolino solo qualche millimetro, magari non devo fare nemmeno la chemio…”
Affronto l’intervento con molta fiducia, sembra andare tutto per il verso giusto, le analisi del sangue mostrano i marker tumorali leggermente alterati, ma bisogna avvalersi di altri esami strumentali.
Il mio solito dolore alla schiena, inizia a diventare insopportabile ed io che odiavo tutti i tipi di farmaci comincio ad assumere oppiacei per il dolore, capsule per la protezione dello stomaco, ecc. La Scintigrafia, Tac e Rx, rilevano qualcosa di anomalo a livello della colonna L4-L5, D3. Sarà l’osteoporosi che ho scoperto qualche anno fa, dopo essere andata in menopausa precoce, dico alla mia dottoressa e lei con un mezzo sorriso mi risponde: “probabilmente, ma sarebbe meglio fare una Pet per sicurezza”.
31 gennaio 2018 diagnosi, metastasi ossee L4-L5, D3, e qualche “puntino” sul bacino, così come le ho soprannominate.
“Signora nella sfortuna lei è stata fortunata” questa è la frase che mi sento ripetere da tutti i dottori.
Ho iniziato la terapia e ho appena terminato il primo ciclo, la settimana prossima si inizia il secondo a testa alta (ancora con tutti i capelli) e avanti tutta, perché mister K sarà per sempre un ospite nel mio corpo, mai un invasore. Non glielo permetterò!

Tutto per i miei figli

Eccomi qui..sono passati quasi 3 anni da quel famoso giorno in cui ho ricevuto la telefonata che mi invitava ad andare al più presto a fare un ecografia.

Io come sempre positiva non avevo pensato a una cosa del genere, forse anche perché un mese prima ero andata a fare una palpazione da un dottore definito bravissimo. Peccato che mi ha fatto l’ecografia solo al seno sinistro.
Le sue parole me le ricordo bene “ha un seno bellissimo faccia sogni tranquilli”.
Felicissima tornai a casa e lo raccontai a mio marito che disse: “e chi fa sogni tranquilli al giorno d’oggi”

Io intanto continuavo la mia vita ero in forma, andavo in palestra, ma ultimamente notai che mi era aumentato il seno e in particolare avevo una specie di smagliatura, un rigonfiamento vicino al capezzolo. Glielo feci notare a mio marito prima di andare a fare la doccia ma lui mi rispose “ma sarà il reggiseno…ma io comunque non vedo nulla”.
Per mia fortuna ho chiamato l’ospedale di Monza per fare una mammografia. Quel giorno andai insieme alla mia amica Giovanna, come sempre: io e lei abbiamo sempre fatto prevenzione insieme. Ricordo che feci notare il seno sinistro e la dottoressa disse che si vedeva che il seno sinistro era più grosso del destro e poteva essere una mastite.
Io pensai: “una mastite”? Ma è una vita fa che ho allattato.
Ecco che arriva la mazzata: il giorno dopo la chiamata, mi reco a Monza. La dottoressa continuava a dire che saremmo diventate amiche, non aveva il coraggio di dirmelo.
Non so quanto tempo sono stata dentro so che ho fatto una coda. Non capivo più nulla, mio marito che mi diceva allora “non è nulla”.
Mi sembrava un incubo: stava succedendo proprio a me.
La seconda mazzata l’ho avuta quando avevo finito tutto, chemio, radio e mi stavano crescendo i capelli. Avevo un desiderio: farmi un tatuaggio, è grazie a lui che mi sono salvata (forse). Iniziò a farmi male il collo, io davo la colpa al tatuaggio che ero rimasta rigida con il collo per tre ore. Per farla breve: edema e alcune lesioni al cervelletto.
Non presi bene la notizia perché era solo due mesi e mezzo che avevo finito e l’incubo continuava.
Mi tornò in mente all’ improvviso quello che dovevo riprovare: non era possibile cosa avevo fatto di così tanto male?
Incassai anche questa e mi promisi che dovevo lottare per me, ma soprattutto per i miei figli.

Sono qui, apprezzo molto di più questa vita un po’ ingiusta ma sono viva e sono contenta. Spero tanto di vedere diventare grandi i miei ragazzi..la mia vita!!