Cosa resta di me

“Ma tu sei forte…”
Quante volte mi sono sentita ripetere questa frase da quando mi sono ammalata!
E ogni volta mi arrabbiavo e, solo per buona creanza, riuscivo a regalare al mio interlocutore un sorriso forzato anche se, dentro di me, avrei voluto rispondere: “Sì, sono forte e se vuoi ti do un po’ della mia forza, però ti prendi anche un po’ della mia malattia”
Ora non mi arrabbio più e riesco finalmente a interpretare questa frase come un complimento.
È una delle tante cose che sono cambiate nella mia vita da un paio d’anni a questa parte, un approccio diverso nei confronti delle persone e del mondo che mi circonda.

Tutto è iniziato qualche giorno prima del Natale 2014, avevo da poco compiuto 62 anni.…
Ero andata in pensione da appena un anno, una tappa importante nella mia vita, mi sembrava fosse arrivato il momento di voltare pagina e di cominciare ad organizzare il mio tempo in modo più libero e creativo.
Da un po’ di tempo però sentivo un nodulo al seno destro ma tutto sommato ero tranquilla, una mammografia eseguita a maggio dello stesso anno non aveva evidenziato nulla di anomalo e quella strana pallina mobile che sentivo sottopelle era probabilmente una ciste infiammata, cosa di cui avevo già sofferto in passato.
Non mi perdonerò mai di aver trascurato questa cosa, considerando anche la mia storia familiare: mia sorella che se n’era andata qualche anno prima per un tumore al seno, a soli 47 anni, e mia mamma che si era trovata ad affrontare lo stesso problema solo sei mesi dopo la scomparsa della figlia.
Forse ho avuto paura…paura di affrontare una realtà che mi veniva sbattuta in faccia così prepotentemente…un pensiero che volevo scacciare dalla mia mente.
Ma quando toccandomi ho sentito qualcosa anche sotto l’ascella sono corsa dal medico di famiglia che mi ha spedito subito da un senologo.
Sono riuscita a prenotare nel giro di un paio di giorni una visita in un ospedale vicino a casa e il medico che mi ha fatto l’ecografia, un po’ sommaria per la verità: nonostante le mie pressioni, non si preoccupava di esaminare l’ascella, limitandosi a dire che ciò che io sentivo alla palpazione era soltanto un lipoma e, pur conoscendo la mia storia familiare, alla fine della visita mi ha detto che forse era il caso di togliere quel nodulo al seno, ma senza fretta. L’accordo era che sarei tornata da lui dopo una ventina di giorni per compilare la cartella clinica.
Quando sono tornata a casa ho raccontato tutto a mio marito che mi ha suggerito di sentire il parere di un altro medico. Ci siamo andati insieme da quest’altro senologo che, dopo aver fatto un’ecografia e un ago aspirato, mi ha detto chiaro e tondo di non illudermi e che quasi sicuramente si trattava di un carcinoma.
L’istologico è arrivato un paio di giorni dopo e ha confermato ciò che già mi era stato paventato.
Da qui è iniziato il mio lungo calvario e devo dire che a partire da quel giorno il mio amorevole compagno non mi ha più abbandonata e mi è sempre stato vicino. È stato difficile comunicare ai nostri figli e a mia mamma questa terribile notizia, ma tutti si sono stretti attorno a noi e mai come in quei giorni mi sono sentita coccolata e amata, anche se angosce, ansie, e pensieri negativi non facevano che offuscare la mia mente.
Mi sembrava di avere i giorni contati e uno dei pensieri più ricorrenti era: “Chissà se riuscirò a vedere crescere i miei nipoti…”
Il mese successivo alla diagnosi è stato caratterizzato da un intenso susseguirsi di visite, analisi, esami e lacrime a non finire, avrei potuto imbottigliarle.

Ma il giorno dell’intervento mi sono presentata in ospedale tranquilla e serena. Ero stata persino dal parrucchiere perché volevo che tutti mi vedessero in perfetta forma, ben sapendo che presto avrei dovuto rinunciare anche alla mia amata chioma.
Sapevo che non sarebbe finita lì, ma non avrei neppure immaginato che al primo intervento, nel giro di poco meno di due anni, ne sarebbero seguiti altri due, volti a togliere alcuni linfonodi pettorali e sovraclaveari metastatici e un linfonodo ascellare recidivante.
Per non parlare della chemioterapia, la temuta “rossa”, a cui è seguita quella “gialla”, la perdita dei capelli, la radio, le nausee, la stanchezza, qualche chilo di troppo e la vita di prima, che non c’era più.

Sono sempre stata un’appassionata e un’assidua frequentatrice della montagna e anche se mi sentivo mutilata nel fisico e nell’anima ho sempre creduto che stavo apprestandomi a scalare la montagna più difficile e impegnativa della mia vita ed ero convinta che ce l’avrei fatta, ma tutte le mie speranze si sono infrante nel momento in cui ho appreso la notizia che era comparsa una metastasi anche al fegato.
Un’altra bella botta, da cui mi sto gradualmente riprendendo..
Ho dovuto rimboccarmi di nuovo le maniche e affrontare un’altra chemio, sopportabile, ma che ha funzionato per soli otto mesi ed ora eccomi alle prese con una nuova terapia, un’ormonale, con effetti collaterali quasi inesistenti…. Sto bene, mi sento in forma…. vorrei continuare così per anni, ma so che è impossibile.
In fondo mi ritengo una donna fortunata, ho una bella famiglia, che mi ha sempre tenuta per mano, dimostrandomi affetto e dedizione e alcuni cari amici, che mi sono sempre stati vicini in questo percorso doloroso che tanto mi ha tolto, ma qualcosa mi ha dato…..e anche se le esperienze personali degli ultimi mesi mi hanno segnata, mi hanno obbligata e in un certo senso aiutata a dare un equilibrio e un senso diverso alla mia vita insegnandomi ad apprezzare e a dare valore a tante piccole cose che magari un tempo mi sfuggivano. Non ho smesso di fare progetti, ma procedo a piccoli passi, programmando a breve scadenza e cercando di cogliere quello che ogni giornata mi offre, anche se non è sempre facile….
So che non guarirò più ma la mia cima, anche se ormai irraggiungibile, è sempre lì, ad indicarmi la strada da seguire e a farmi sognare.
Ora cammino più lentamente, ma mi guardo intorno con più avidità e curiosità, cercando di cogliere quei particolari che riempiono i miei occhi di gioia e di meraviglia e che prima faticavo a cogliere.
Ora riesco a percepire la diversità di ogni cielo, le sfumature di ogni colore, il respiro del bosco, la carezza del vento, l’abbraccio degli alberi..
Anche se non posso arrivare in cima alla montagna, posso sognare di essere lassù, sospesa tra terra e cielo..
Faccio cose diverse, ma sono sempre io, vedo con nuovi occhi, ma “sento” con lo stesso cuore….
Io sono forte!