Fuggire dalla malattia

Leggere e correre sono le cose che più mi piace fare.
Quando corro mi sembra di fuggire dalla mia malattia, di allontanarmene; la domenica ai nastri di partenza di una garetta amatoriale non sono più la malata di cancro ma solo parte di quello sciame colorato e vociante.
Leggere, invece, mi “ispessisce” la vita, le storie altrui diventano mie facendomi vivere più intensamente il mio tempo che, ne sono consapevole, potrebbe non essere lungo.
Il tumore l’ho scoperto cinque anni fa, non è stato un dramma, sapevo che le probabilità che mi accadesse erano molte. Sapevo anche che le armi che avevo a disposizione per combatterlo erano ben più efficaci di quelle che, tanti anni prima, aveva avuto mia madre quando lo stesso male l’aveva portata via.
Il percorso è stato quello consueto: intervento, ricostruzione, radioterapia e terapia ormonale. Nessun particolare problema, possibile l’avessi sfangata così facilmente?
Mi hanno sempre lasciata un po’ perplessa coloro che proclamano con enfasi frasi del tipo “ho sconfitto il cancro”. Certo si può vincere la battaglia ma non c’è nessuno, purtroppo, a dichiarare ufficialmente la fine della guerra e qualche volta ci si ricade, come è successo a me.
Lo scorso anno infatti, durante uno dei controlli periodici, il rialzo dei marcatori e la successiva tac hanno evidenziato metastasi ossee ed epatiche. Una bella botta, non c’è che dire, e quindi vai di chemio, ancora terapia ormonale e biologica. 
La mia oncologa sostiene che tutto sta procedendo nel migliore dei modi, ciò non toglie che quello che mi si è annidato in corpo lì rimane e lo si può solo marcare stretto, il più stretto possibile.
Ora sto bene, la mia vita fatta eccezione per controlli e terapie è quella di sempre.
Vorrei poter realisticamente dire “ho cronicizzato il cancro” e augurarmi che grazie al progresso nelle terapie questo sia possibile e auspicabile per tutte.
Del futuro non ho propriamente paura, provo piuttosto un timore reverenziale, non oso parlarne come se non ne avessi il diritto, non ne fossi degna. È per questo che ogni mio progetto è a breve, brevissima scadenza.
Il presente però lo voglio vivere intensamente e quindi leggo, corro, cerco di fare al meglio il mio lavoro, mi occupo delle persone che amo. Primo fra tutti il mio compagno che, se pure qualche volta è distratto e indelicato come i mariti delle barzellette, resta sempre una roccia, quella a cui voglio rimanere aggrappata per sempre.