Il tempo zero

“Sono stata fortunata!
Certo ho due protesi di silicone, che sono tutto tranne che simmetriche…
Una su e l’altra giù, ma va bene lo stesso. Sono stata proprio fortunata!”
Pensavo così fino a qualche mese fa, da quando c’era stato l’intervento, mastectomia totale destra, ma poi nessuna necessità di terapia.
Carcinoma duttale in situ, così era stato diagnosticato e rimosso senza pietà da uno dei migliori chirurghi in circolazione, ormai cinque anni fa, ormai un lontano ricordo.
Quasi quasi io avrei voluto tenerlo… mi avesse garantito di stare lì tranquillo, non avrei fatto nulla…
“L’integrità è importante ” ripetevo un po’ a tutti i medici, anche al chirurgo plastico che avrebbe voluto una ricostruzione perfetta.
E io gli rispondevo che non mi interessava la perfezione.
Solo che per ironia della sorte, proprio quando avevo capito che mi piacevano i difetti, quando finalmente avevo accettato me stessa con i miei difetti di sempre, proprio allora ci dovevo rinunciare. Che strana la vita…

Mi chiedevo però perché il mio corpo avesse ceduto…
Ancora non conosco la risposta, non ho insistito, ho smesso di chiedergli conto di quell’incidente. L’avevo superato? Non lo so…

Nel frattempo lui ha ceduto di nuovo. E questa volta davvero a tradimento.
Se ne sono accorti gli altri prima di me, sempre i medici, in occasione dei raggi al torace prima di una banale colecistectomia.
Subito la TAC che rivela le lesioni secondarie, possibili localizzazioni di carcinoma di derivazione di quell’altro, il primario…
Cosa significa? Non è possibile! Non è così che succedono queste cose!!
Mi fanno fare altri esami, che purtroppo confermano i sospetti della TAC.
Non ho il coraggio di guardare in faccia la realtà, non era previsto che fosse invasivo…
Qualcuno dà la colpa alla mancata terapia, che forse sarebbe stata necessaria anche in misura ridotta… Ma i protocolli non prevedevano nulla e non rispondeva agli ormoni…
Qualcun altro mi dice che è inutile guardare indietro e che il mio tempo zero inizia adesso…
Capisco che avrò bisogno di molta forza per affrontare lei, la madre di tutte le terapie e poi non sarà ancora finita!
È uno shock.
Si parla di cronicizzazione, ma in parole semplici cosa vuol dire?
Ci sarà una speranza? Oppure solo le cure palliative?
Aiuto! Ho bisogno di aiuto ma non riesco a chiedere a nessuno.
Mi vergogno quasi di essere così malata.

Ok, cerco di calmarmi, voglio far passare almeno queste feste di Natale, poi si deciderà il da farsi… Intanto spasmodiche ricerche sul web peggiorano le cose e fanno schizzare i miei livelli di ansia.
Solo pochi intimi conoscono la situazione e mi stanno vicino, ma neanche a loro riesco a confidare tutte le volte che mi sveglio di notte impaurita.
Anche con i dottori non è facile…
Capisco che devono mantenere la lucidità e il distacco e che in fondo sono degli estranei, ma non mi sento supportata.
Adesso che la situazione è grave, nessuno se la sente di prendermi in carico?
Finalmente l’ultima e tanto attesa visita medica, la prescrizione oncologica e un nome a cui affidarmi nella mia città.
La dottoressa che incontro è un’àncora di salvezza, decidiamo di iniziare il prima possibile. Perfetto, non vedo l’ora…
Prometto di essere diligente e scrupolosa, osserverò tutte le raccomandazioni e prenderò tutte le precauzioni.
Voglio guarire! Voglio vivere!!

La prima seduta è quasi una festa, l’ambiente luminoso, le infermiere gentilissime e simpatiche, mi sento a casa.
E due giorni dopo sto ancora bene, addirittura sono piena di energie, tanto che mi concedo un paio di bicchieri di vino, per festeggiare 🙂
Ma al terzo giorno le viscere decidono di vendicarsi… Non è normale, mi sembra di perdere pezzi della parete intestinale!
Cosa rimarrà di me? Sono già sotto peso…
Mi dico che sono stata un’incosciente, avrei forse dovuto seguire una dieta specifica per non irritare il colon, già di suo abbastanza permaloso…
Per fortuna dopo qualche giorno mi riprendo…
Che sollievo! Esco di casa, guardo il sole fiduciosa.
Le volte successive, come si suol dire, “mi faccio furba” e riesco a contenere gli effetti collaterali 😉

La terapia continua ancora adesso e io in generale reggo, ma i momenti di sconforto sono sempre in agguato…
Tutti mi ripetono che la forza di volontà è fondamentale per andare avanti.
Ma se mi capita di piangere disperata, cosa posso replicare?
Non ho abbastanza voglia di vincere contro questo nemico che vuole prendersi sempre più spazio dentro di me?
Oppure devo avere la forza ed il coraggio di combatterlo, ma anche l’umiltà di accettarlo? La pazienza di condividere qualcosa con lui?
Aiuto! Ho ancora bisogno di aiuto!
Perché tutto questo? E perché così pesante? Cosa ho trascurato di me stessa e della vita per arrivare a questo punto?
L’ultima TAC forse mi dà delle speranze e io mi decido per un sostegno psicologico…
Ero davvero così stressata? Ed è vero che lo stress può farci ammalare?
Mi rifiuto di sentirmi anche responsabile di questa malattia.

Forse la debolezza che a volte sento è solo una tentazione a cedere, a lasciare andare tutto, perché il pensiero della fine sarà forse necessario alla fine.
Ma io ho ancora voglia di fare tante cose e aspetto solo che passi un po’ di questo affaticamento, per riacquistare l’ottimismo e la fiducia.
Ho appena compiuto 50 anni e posso ancora decidere di essere felice, perché sono viva.
🙂