La convivenza con un ospite non troppo amato

Salve, sono Tiziana, ho 54 anni e da ben 18 anni convivo con un ospite che non mi ha abbandonata e, da ora in poi non mi abbandonerà più: il cancro metastatico.
La mia è una storia come tante altre, fatta di paura, di ansia, di insicurezza, di incertezza, di rabbia, di solitudine, perché questo “ospite” non ti permette di condurre una vita uguale agli altri. Da molta gente che ti circonda sei considerata quasi un fenomeno strano al quale spesso non si devono fare domande perché’, nonostante i vari mezzi di informazione, la metastasi è una patologia che in breve tempo ti porta alla morte; è un tabù e per questo troppo spesso non se ne parla.
Il giorno in cui mi hanno comunicato che avevo un tumore al seno, il mondo di colpo mi è crollato addosso, tutte quelle certezze che fino ad allora avevo avuto, erano come svanite.
Io a differenza di altre donne sono stata fortunata perché ho fatto una quadrantectomia senza compromissione dei linfonodi ascellari. Grado intermedio di tumore “G2”, indice proliferativo 15% ed estrogeni/progesterone positivi. Una diagnosi praticamente favorevole da tanti punti di vista. Ho fatto la radioterapia, mi hanno indotto la menopausa per 3 anni e per 5 anni ho fatto una terapia in pasticche che in pratica sostituiva la chemioterapia; naturalmente con effetti collaterali molto più leggeri.
Ho eseguito scrupolosamente tutti i controlli di follow-up come da protocollo per ben 15 lunghi anni, fatti di paura tutte le volte che venivo chiamata. Alla fine di questo percorso, credevo di essere uscita da questo lungo e buio tunnel ma, qualcosa mi diceva che dovevo sempre stare in allerta.
Nel 2016 infatti, in seguito ad un normale controllo ginecologico, fu visto che, a livello di entrambe le ovaie e tube, c’era qualcosa di anomalo. Di corsa sono stata indirizzata in un centro vicino a dove abito e, da qui è iniziato un nuovo calvario. Iter di ricovero per la rimozione di questa neoplasia (primario ovarico? metastasi?).
Il successivo referto istologico ha confermato la metastasi da carcinoma mammario. Metastasi estese, al polmone, al fegato, alcuni noduli peritoneali sottodiaframmatici, liquido pleurico …..non mi sono proprio fatta mancare niente.
I giorni che sono trascorsi prima di avere il referto istologico sono stati molto pesanti: pianti, rabbia, voglia di lasciarsi andare, paura di morire, continue informazioni recepite su internet per capire, anche se purtroppo con il lavoro che faccio (tecnico di Anatomia Patologica) tante cose mi erano già chiare e quindi la sofferenza è stata maggiore. A poco a poco però, nel mio io più profondo, ho iniziato a prendere visione della situazione e della consapevolezza che non ci si deve piangere addosso (come del resto ho sempre fatto) ma, per combattere bisogna armarsi, soffrire, difendersi.
Per prima cosa sono andata da una psicooncologa che è riuscita a farmi esternare quello che a volte mi fa male. Ho iniziato a fare delle lunghe camminate a volte in compagnia, a volte da sola e in questi momenti mi sento libera di sognare, di ascoltare il silenzio, di pensare ad un breve-lungo futuro, mi libero di tutti quei brutti pensieri che a volte mi fanno mancare il respiro. Sembra quasi che la mente si divida in due: da una parte mi sento forte e invulnerabile, dall’altra invece mi assale la paura. I miei giorni sono fatti di alti e bassi ma sempre con il sorriso sulle labbra perché la vita è unica e deve essere vissuta nella sua completezza; ogni piccola conquista è una grande vittoria.
La malattia mi ha cambiata come persona, mi ha fatto riflettere su molte cose. Nei momenti di disperazione ho imparato a riconoscere le persone veramente amiche, quelle che mi sono state vicine nel momento più buio e continuano ad esserci. Grazie a loro, al mio lavoro, riesco ad andare avanti giorno dopo giorno. Questi amici hanno saputo essere discreti quanto basta ma, hanno anche saputo trattarmi come una semplice persona sana. Anche la mia famiglia gioca un ruolo importante, un marito sempre presente e pronto ad offrirmi la spalla tutte le volte che è necessario, mia figlia che, nonostante la sua fatica ad accettare la mia malattia, mi coccola, la sento vicina; dei genitori unici che, nonostante la loro età, sono sempre pronti a darmi una mano e a farmi guardare avanti con ottimismo.
Questa è la mia storia, unica, ma uguale a quella di tante altre donne che sono come me: metastatiche.