La mia battaglia quotidiana

Sono Monica mamma di 3 bellissimi ragazzi: Veronica di 25 anni, Daniela di 20 anni e Stefano di 15 anni.
Sono un’estetista, ho un negozio e lavoro con mia figlia Veronica.
Dopo aver frequentato il corso di estetica oncologica, divento Volontaria. Vivo emozioni molto forti, queste donne mi danno tantissimo e torno a casa stanca ma molto carica.
Però, dopo tutto quello che sento e vedo, io per me non faccio prevenzione.
Nel mese di gennaio di 2 anni fa, mi arriva la lettera dall’Avis di Costa Masnada per uno screening gratuito (mammografia ed ecografia). Tutto questo perché ero donatrice.
Io però metto la lettera nel cassetto perché non ho tempo, devo lavorare in negozio e devo fare volontariato.
A fine giugno, di domenica, andiamo con tutta la famiglia alla messa solenne di don Francesco che da diacono diventa prete.
La cerimonia viene festeggiata in oratorio, io mi metto un abito con un tacco 15 e una delle mie figlie mi fa presente che forse era meglio una scarpa da tennis visto il luogo della cerimonia, ma io non ascolto.
Al termine della cerimonia ci fermiamo al rinfresco che si trova all’esterno sulla ghiaia e mio marito mi dice di prenderlo a braccetto perché con quei sandali avrei rischiato di cadere, ma io non ascolto: cado e finisco al pronto soccorso dell’ospedale di Lecco. La diagnosi: rottura dei 5 metatarsi del piede sinistro.
Mi ingessano e non posso più andare a lavorare, sono a casa con la prognosi di quaranta giorni di gesso senza carico.
Mia figlia Daniela termina la 4 superiore e prende la patente allora mi ricordo della famosa lettera che a gennaio ho messo nel cassetto: prendo appuntamento e mi faccio portare a fare eco e mammografia.
Mi viene fatta la mammografia e l’operatore non nota nulla poi, vedendomi con le stampelle, mi chiede di alzare le braccia e nota che le ascelle presentano dei lividi.
Mi chiede cosa ho picchiato quando sono caduta e gli rispondo che non mi ricordo.
Allora mi rifà mammografia con altre piastre e in più esamina il cavo ascellare. Diagnosi: 2 tumori, uno nel seno destro e uno nel seno sinistro.
L’esito è ben chiaro allora mi attivo, faccio una bella foto al referto con Whatsapp e la mando alle oncologhe con cui collaboro come volontaria.
Mi rispondono immediatamente e dalla settimana successiva inizio con tutti gli esami, a metà luglio inizio chemioterapia.
A sinistra mi trovo un G2, a destra un G3 con ascella già compromessa.
La mia battaglia inizia con 4 chemio rosse: so di non poter mancare dal lavoro allora parlo con l’oncologo che mi seguirà per tutto il tempo della mia battaglia e trovo una persona fantastica, che mi guarda come persona e non come malata.
Gli spiego la mia necessità di lavorare avendo un’attività e con lui organizziamo le terapie.
Le prime 4 rosse le programmiamo tutte di venerdì così al sabato riuscivo ad andare al lavoro fino alle 16.00.
Poi andavo a casa e alle 16.30 mi facevo un’iniezione nella pancia per attivare il midollo, questo serviva per far sì che in settimana non mi venisse la febbre. Alla domenica avevo dolori per tutto il corpo dovuto all’iniezione che facevo al sabato.
Rimanevo a casa da sola perché non mi andava di farmi vedere così dai mie figli e da mio marito.
Il lunedì iniziavo pian piano a riprendere le forze, il martedì andavo a lavorare e così facendo non ho mai perso un giorno di lavoro e questo mi ha aiutato a superare tutto al meglio.
Non ho messo la parrucca ma le bandane le avevo di tutti i colori.
Poi dopo i 4 mesi di rosse ho iniziato una nuova terapia una volta a settimana.
Anche qui programmate le facevo di sabato, così avevo domenica e lunedì per riprendermi e da martedì si andava a lavorare.

Una cosa bellissima che non vi ho detto è che quando andavo a fare le terapie mi accompagnavano le mie amiche. Ci si faceva i selfie con la flebo nel braccio. Tutto questo mi ha aiutato a superare tutte le difficoltà.
Aver fatto il corso di estetica oncologica mi ha aiutata, è stata una delle mie tante fortune.
Mi ritengo una persona fortunata sia con la mia famiglia, perché sono stati tutti grandissimi sia con le amiche, che sono state fantastiche, che con i medici, superlativi.

Vi ho raccontato una piccola parte anche perché ho ancora tanta strada da fare.
Non vi ho raccontato le mie operazioni.

Ora vado a dormire: domani mi aspetta un’altra giornata di battaglia.