La mia storia: Settembre 2018

Il mio nome è Antonina, ma sin dalla nascita mi chiamano Ina, ho 66 anni e sono madre di tre figlie e sei nipotini. Cercherò di non annoiarvi, vi voglio raccontare la mia storia di donna che ha un carcinoma mammario e che ancora oggi è sottoposta a cura farmacologica e terapeutica.

Tutto ebbe inizio nel 2017: un giorno qualunque del mese di novembre accusai dei forti dolori all’anca sinistra, al femore e all’inguine con conseguente impedimento alla deambulazione. Mi sforzavo a camminare e cercavo sempre una sedia per sedermi e alleviare così le sofferenze. Ma nonostante tutto continuavo a recarmi a lavoro: sono un’insegnante di materie letterarie presso una scuola media di Palermo. Le pillole che prendevo non mi alleviavano i dolori e allora decisi di recarmi da un ortopedico, il quale, dopo la visita, mi prescrisse delle medicine, sostenendo che avevo una brutta artrosi con osteoporosi. Notavo che la cura non mi faceva effetto, poiché continuavo a stare sempre più male, così mi sottoposi a dei controlli più accurati e specifici come: risonanza magnetica , tac , radiografie ecc… ecc…

Da questi esami risultò che avevo delle fratture all’anca e al femore sinistri e che non potevo assolutamente fare ulteriori sforzi, dovevo riposare maggiormente, stare distesa e tranquilla. Dopo alcuni giorni, notai di avere un carcinoma abbastanza sviluppato al seno sinistro. Così decisi di non andare al lavoro, per dedicarmi alla malattia mi sentivo confusa non sapevo cosa fare, anche le mie figlie erano prese dal panico e dalla disperazione, mi stavano vicine con tanto affetto e amore. I miei parenti più intimi cercavano di consolarmi per risollevare il mio morale che era sempre più giù, intimamente e spiritualmente mi sentivo a pezzi, pregavo il Signore affinché mi aiutasse ad uscire da questa brutta malattia, passavo notti insonni con tanta sofferenza fisica e morale.

Andai all’ospedale precisamente al civico , reparto di oncologia e mi sottoposi al controllo mammografico, dove l’oncologo diagnosticò un carcinoma mammario con metastasi ossee (quindi si spiega il motivo delle mie fratture) e mi consigliò l’immediato ricovero nello stesso reparto. Così iniziarono le cure farmacologiche , i controlli continui dei medici, i continui prelievi di sangue, la confusione che spesso si veniva a creare nel reparto a causa delle visite dei parenti e le sofferenze degli altri ammalati. In ospedale non riuscivo a dormire bene neanche la notte, ero molto nervosa e dolorante, a volte alcune colleghe e amiche venivano a farmi compagnia, le colleghe mi portavano alcune letterine dei miei alunni che scrivevano con tanto affetto nei miei confronti e di questo ero molto felice, anch’io li pensavo sempre. Poi quando rimanevo sola mi sentivo tanto trist! Ero come impazzita, i giorni non passavano mai, sembrava che non avessero mai fine. 

Le mie figlie cercavano di farmi stare bene, mi coccolavano, mi portavano dei dolciumi, ma non avevo fame, anzi avevo inappetenza, mangiavo pochissimo e di conseguenza calai di peso.

 Pensavo tanto a i miei nipotini, desideravo stare un po’ con loro e abbracciarli, così un giorno le mie figlie li portarono e per vederli mi recai in sala d’attesa, con grande gioia ed emozione li abbracciai forte, forte. I dottori facevano il possibile per alleviare i miei dolori e spesso la notte quando i dolori erano lancinanti e insopportabili, mi facevano la morfina per riposare. Poi i medici decisero di sottopormi a cinque sedute di radioterapia per stabilire se le fratture si sanavano. Oggi, fortunatamente con le dovute cure i dolori si sono attenuati , ma ancora persistono le fratture alle ossa. Sono a casa mia e assumo le medicine prescritte dai medici dell’ospedale, ricevo l’aiuto di un’equipe di medici a domicilio e mi sento più tranquilla e serena. Mi reco all’ospedale per le visite oncologiche e per le flebo, che mi aiutano a rinforzare e a sanare le fratture.

Spesso le mie figlie mi aiutano, mi fanno compagnia e mi portano i nipotini che sono tutta la mia vita!

Continuo ancora a pregare e a invocare il Signore, affinché mi aiuti a guarire definitivamente, per riprendere le forze e maggiore vigore nell’affrontare la mia vita che è nelle mani del Signore, Lui e soltanto Lui è il padrone della mia vita!

Cari lettori spero e mi auguro di non avervi ulteriormente annoiato nel leggere questa storia, che è una delle tante storie di oggi, riguardante il male del secolo che tante persone devono affrontare con determinazione e rassegnazione, nella speranza di giorni migliori, infatti, ognuno di noi ha bisogno di aggrapparsi a qualcosa o a qualcuno che ti aiuta nel cammino della vita che è fatta di rose, ma anche di spine…!