La mia vita dopo di te

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Ciao sono Diana, ho 46 anni e sono malata di tumore al seno metastatico. La mia storia con il cancro è arrivata a questo punto per un atto di amore di cui non mi pento assolutamente. Per capirla devo raccontare dal principio. Tutto inizia in un momento della mia vita che oserei definire meraviglioso, un momento che avevo atteso da anni, da 10 lunghi anni, passati tra dolori e delusioni e pianti e speranze deluse, io e mio marito, sempre uniti. Finalmente dopo 10 anni di ricerca, avevamo quella fatidica data fissata. Una data che era un sogno che si avverava. Finalmente andavamo ad abbracciare, a baciare e a far diventare figlio un bambino che 6 mesi prima avevamo visto solo in foto, un faccino meraviglioso con occhi a mandorla di un bimbo di solo 1 anno con un labbro leporino da operare… lì, su quella foto, c’era la nostra futura felicità, come persone e come coppia. Dovevamo partire per la Cina, la data era fissata. Una settimana prima, in seguito a delle fitte che sentivo al seno, mi sono messa a fare l’autopalpazione e avevo sentito un nodulino, non troppo piccolo a mio avviso, ma non eccessivo… io che sono abbastanza intuitiva, soprattutto per le malattie, ho subito capito di cosa poteva trattarsi, ma non potevo dar retta a niente in quel momento e mi sono detta: “ok, in Cina ci stiamo solo 20 giorni, anche se dovesse essere un tumore, oggi si cura, non saranno 20 giorni a rovinarmi la vita”. Sono partita, ma già il mio momento magico era rovinato dal maledetto bastardo. Passati i 20 giorni siamo tornati, ma mio figlio aveva già un intervento programmato per chiudere il labbro leporino, quindi il mio nodulino doveva attendere ancora… intanto era cresciuto, quindi io ormai ero sicura che si trattasse di cancro… Quindi intervento del bimbo, post intervento difficilissimo, tutto ok… toccava a me, da marzo eravamo arrivati ad agosto. Finalmente vado dalla senologa con una diagnosi già fatta da me, tanto che la senologa mi guarda come una bestia rara e ride dicendomi che non ci si fa le diagnosi da soli…poi mi sente e spalanca gli occhi subito, senza fare esami, mi fa la richiesta per il codice di esenzione e nel giro di due giorni avevo fatto tutti gli esami possibili immaginabili, che hanno solo confermato che quel nodulino era diventato di ben 7 cm ed era un duttale infiltrante. Si parte subito con la chemio neoadiuvante per ridurlo, la chemio funziona nonostante le previsioni fossero state negative (evvai), poi mastectomia con ricostruzione contestuale del seno. Esito dello svuotamento ascellare: una marea di noduli in metastasi… e quindi radioterapia, la quale mi ha rotto la capsula della protesi e mi ha ridotto il seno ad una cosa inguardabile. Questo percorso è durato 1 anno esatto, anno in cui mio figlio era appena arrivato in Italia, aveva solo 18 mesi, dovevo dedicarmi a lui in tutto e per tutto, e così è stato. Solo il giorno della chemio mi prendevo il lusso di stare a riposo, gli altri giorni lavoravo 8 ore al giorno, guardavo il bambino, preparavo la cena e il pranzo e ingrassvo sempre di più per via dei farmaci. Io magrissima, pesavo 48 kg, sono arrivata in un anno a pesare 60 chili… non mi potevo guardare. Ovviamente questa cosa è stata anche difficile per la vita di coppia, mi vergognavo ad avvicinarmi a mio marito, mio marito si guardava bene dal canto suo dall’avvicinarsi, io mi sentivo sempre più uno schifo e mio marito si guardava bene dal non farmici sentire… rabbia, delusione, frustrazione… controlli finali, andava tutto bene, è andato tutto bene per 3 anni. Anni ovviamente scanditi dal terrore dei follow up (perché sapevo che con tutti quei noduli in metastasi non potevo avere tanta fortuna). Però piano piano iniziavo a riprendermi, il mio corpo cominciava a farmi meno schifo (stavo facendo anche dei lipo filler per rimettere a posto la capsula rotta), ero dimagrita, cominciavo a stare meglio. Per esorcizzare il bastardo, ci siamo anche comprati casa nuova, una casetta come la volevamo noi, per la famigliola perfetta, sperando di poter iniziare un po’ a goderci la felicità di avere quel bambino tanto desiderato…e poi ecco la botta: a febbraio del 2016, normale eco di follow up all’addome, la prima volta che mi accompagnava mia mamma che avevo sempre voluto lasciare fuori da questa storia, metastasi molteplici al fegato. Io mi sono vista morta in quel momento, sono svenuta, mi hanno trasportato su un lettino e mandata subito in oncologia dalla mia dottoressa. Di nuovo inizia l’incubo, trafila di esami, biopsia al fegato fatta due volte perché avevano prelevato poco campione, quindi tempi allungati, e io che pensavo che era giunta la mia ora. Non ero proprio destinata a quella felicità… i controlli hanno confermato che le metastasi avevano la stessa natura del tumore primario, quindi nessuna mutazione, una buona notizia diciamo, quindi si riprendeva con la stessa cura fatta tre anni prima, ricominciavo con la chemio. Capelli caduti subito, cortisone a gogo, ciccia e grasso che di nuovo prendevano il sopravvento (ma stavolta ci sono già passata, ci stavo attenta, mi gonfiai solo). Fine della chemio, responso buono. La tac dice che le metastasi si sono ridotte della metà e i markers sono in netta caduta. Poi si inizia la cura ormonale e il biologico di mantenimento ogni 21 giorni. Dopo 3 mesi altra tac e, contro ogni aspettativa, sembra che delle metastasi ne sia rimasta solo una e molto piccola. Allora mi mandano anche a fare la pet, e risulta completamente negativa, non c’è nulla di attivo! Nella sfiga forse qualcosa di buono ogni tanto allora mi capita. La mia oncologa è al settimo cielo perché dice che non le era mai capitato. I marker sono tornati normali. Vedo una parvenza di normalità, anche se scandita da controlli continui e dalla sensazione di non poter programmare nulla, neanche una vacanza. Ma io di nuovo per esorcizzare, organizzo viaggi su viaggi, anche durante la chemio e faccio 20 km a piedi ogni giorno alla faccia del riposo. Ora sono in questa situazione, analisi e infusione di biologico ogni 21 giorni e questa terapia ormonale spacca ossa, mi sta massacrando, ma funziona benissimo, quindi la mia oncologa non vuole sentire le mie, seppur flebili, lamentele. È passato quasi un anno e mezzo dalla scoperta delle metastasi, e ora sto abbastanza bene. So che la cura poi non funzionerà più, però so già quali potranno essere per me le alternative e cerco di vivere così, prendendo il buono. Purtroppo non sempre mi riesce perché il mio corpo fa schifo, la mia vita sessuale è diventata quasi inesistente. Mio marito mi considera da quel punto di vista solo per dovere… effettivamente anche io fossi in lui non mi piacerei. Io ero molto carina e quindi l’uomo che ti ha scelta per come eri e poi ti vede cambiata, non dico brutta, ma molto diversa, lo posso capire. Quindi la mia vita matrimoniale ha subito un fortissimo contraccolpo. Subito dopo la diagnosi di cancro metastatico, lui si è fatto venire una bella crisi di mezza età, proprio utile a risollevarmi il morale e a starmi vicino. C’è, sta lì nella mia stessa casa, è presente se mi serve qualcosa, ma emotivamente ed empaticamente è inesistente. Come risposta al mio essere peggiorata fisicamente, lui non si fa mancare un giorno di palestra, è diventato un figurino… sembriamo la vecchia con il toy boy, pure avendo la stessa età. Questa cosa mi annienta. Inoltre la mia sensibilità e intuito si sono affinate in questo periodo di pari passo alle mie fragilità e alle mie debolezze, pertanto vedo il suo interesse per altre donne che non sono io, la sua continua ricerca, non di una donna con cui tradirmi, ma di una donna che lo faccia uscire dal dolore che vede probabilmente in me e che non riesce a sopportare. La mia psicologa dice che è il suo modo per reagire alla sofferenza, io credo invece che sia egocentrico… comunque ora sono abbastanza sola ad affrontare questa nuova tipologia di vita, che alcuni dicono che può anche regalare, ma a me ha tolto soltanto. Mi ha tolto la felicità e la serenità che cercavo da tempo. Però ho reagito con forza e determinazione, non ho mai smesso di lavorare, non mi sono mai disperata, non ho mai fatto la vittima, muoio di dolori, ma non dico niente, soffro e zitta. La psicologa sostiene che abbia sbagliato tutto: nella vita ci sono momenti in cui essere forte non serve, bisogna dimostrarsi fragili e allora gli altri ti aiutano. Le persone che mi sono vicine sono abituate ad essere aiutate da me… non il contrario! Quindi non posso permettermi di deluderle…e invece sì! Le voglio deludere, io ora non sono più così forte, ho bisogno di appoggio, ma quando sono convinta di aver trovato qualcuno, cado sistematicamente per terra. Questa ora è la mia vita. Speriamo che sarà il più lunga possibile, per quanto faccia schifo. Mio figlio ha diritto di non subire un secondo abbandono e io farò di tutto affinché questo non avvenga.