La storia di mia madre

Racconto la storia di mia madre, Patrizia. Nonostante in famiglia non ci fossero mai stati casi di cancro, a 54 anni mia madre è stata colpita da una forma rara di sarcoma alla mammella. Solo la parola tumore fa venire i brividi, per tutto quello che comporta.. e speravamo ingenuamente fosse qualcosa che non ci avrebbe mai toccato da vicino. Invece, purtroppo, a seguito di una mammografia per un nodulo sospetto, iniziò un lungo calvario per mia madre, che grazie alla sua forza e alla sua determinazione ammirevole, in molti momenti abbiamo affrontato anche con il sorriso, un sorriso che celava anche incredulità. Lei non ci ha mai voluto fare preoccupare, si è sempre tenuta tutto dentro, nella sua umiltà non si lamentava mai e non voleva essere un peso per nessuno. Nonostante la paura ha sempre affrontato la malattia con speranza e positività. Mia madre si è fatta operare alla mammella e si è sottoposta a tutti i tipi di trattamenti che potessero esserci in circolazione. ha seguito una dieta, ha preso integratori, si è fatta vedere da diversi medici. Tutto ciò le ha permesso di stare più tempo con noi, il suo unico scopo. Dopo circa tre anni dalla operazione, l’ultimo anno, nell’arco di due mesi, tutto è crollato. Come un’implosione, si è sfaldato tutto, le speranze, le aspettative, le illusioni, i sogni. Le metastasi non hanno avuto pietà e hanno avuto la meglio. Dopo un’altra operazione e tanta sofferenza è terminata la sua battaglia contro il cancro. Mia madre non ha mai deposto le armi, è stata una combattente valorosa, ammirevole, forte e coraggiosa, piena di amore, che non si è mai arresa, anche se sapeva di affrontare dure prove, ha sempre continuato sperando e credendo che ci fosse un’alternativa fino all’ultimo momento, confidando nei medici. È stato un esempio per tutti, ha lottato sempre, nella sua semplicità, nonostante il dolore immenso che provava aveva il sorriso sulle labbra e i suoi occhi splendidi e pieni di affetto ci accarezzavano ogni giorno. L’ha fatto per noi figli, l’ha fatto per l’amore per la vita. Dopo tanta sofferenza, è arrivata ad un punto in cui la dignità di essere umano non c’era più, il suo era un corpo martoriato dal dolore… l’accanimento terapeutico non serviva a niente se non a prolungare la sofferenza. Adesso ha smesso di soffrire e spero si trovi in un mondo migliore e più giusto.

Posso dire, essendole stata sempre vicino, che spesso i malati oncologici sono lasciati da soli, se non hanno qualcuno, una famiglia alle spalle che possa star loro vicino, è una tragedia. La burocrazia non può avere la meglio sulla dignità di una persona e sulla umanità. I medici dovrebbero essere più disponibili, dovrebbero esserci anche dei supporti per i familiari che spesso non vengono utilizzati, ti senti solo, smarrito, non sai quale possa essere la scelta migliore. La disperazione ti fa perdere la lucidità. percepire il dolore psicologico e fisico della persona che ami e non sapere cosa fare, sentirti impotente è una sensazione devastante.

Il malato oncologico ha una sofferenza psicologica, oltre che fisica molto forte. I cambiamenti che subisce nel corpo, il non sentirsi accettato, il sentirsi osservato dagli altri, il sentirsi esclusi perché malati, come un appestato. La gente è molto disinformata e ha paura. Bisognerebbe dare più informazioni sulla malattia e soprattutto far vivere bene il malato oncologico che ancora oggi è costretto spesso a essere vittima di sistemi burocratici infiniti e non deve essere lasciato solo, ma deve sempre supportato in tutti i modi possibili.

Spero che la vita del malato oncologico possa essere migliorata e che ci saranno sempre nuovi farmaci, nuove terapie che possano sconfiggere questo male.

Grazie.