Nella morsa della vita

Era il mese di maggio 2014: incancellabile nella mia vita.

Mi accingevo ai preparativi del compleanno di mio figlio: i suoi 18 anni, ignara però, di ciò che la vita mi avrebbe, di lì a poco, “regalato”. Era trascorsa solo una settimana da quella festa; ricordo quella sera come fosse adesso, quando entrai in bagno a fare una doccia.  Guardandomi allo specchio osservai un rigonfiamento al seno destro… mi sentii mancare. Fu una doccia fredda! La calma di quella sera si stava trasformando in burrasca, perché mi spaventai e in fretta, mi vestii. Con i capelli bagnati, uscii di casa e andai dal medico di famiglia, con le gambe tremanti. Fortunatamente il dottore abita vicino casa mia. Suonai al campanello e lui venne ad aprirmi.

-Che succede– mi disse. Gli raccontai della mia “scoperta”, poi lui mi visitò. Il suo volto impallidì; incredulo che non mi fossi accorta di nulla, mi invitò a fare subito una mammografia, che eseguii il giorno dopo. Ma anche qui la cosa non fu molto chiara, per cui mi sottoposi ad altri estenuanti esami. Per farla breve… il responso non lasciava alcun dubbio: “carcinoma duttale infiltrante”. Stavo per uscire dall’ospedale quando intravidi una statua della Madonna, con lo sguardo a terra e le braccia aperte in un abbraccio. Mi gettai ai suoi piedi e piansi, piansi a lungo. Mentre le mani di mio marito si posavano sulle mie spalle, nella paura che mi invase in quel momento, non mi chiesi perché proprio a me fosse capitata quella cosa. Mi affidai a Maria; a Lei chiesi conforto e aiuto perché illuminasse i dottori che da quel momento avrebbero dovuto prendersi cura di me.

Chi, come me, vive con un cancro, sa bene come ci si sente! Quella notte non chiusi occhio. Fui invasa da uno strano tremore: paura di non farcela? Non lo so, ma il mio pensiero si fissò sulla mia famiglia, sui miei adorati figli. Come spiegarlo al più piccolo che aveva solo nove anni! Nemmeno mio marito riuscì a dormire.  Parlammo un po’, stretti in un caldo, confortante abbraccio. La strada che avrei dovuto percorrere era sicuramente dura, tanto difficile. Non mi sono mai chiesta “perché proprio a me?” Mi spaventava l’idea di come avremmo affrontato il problema con i nostri figli, quali parole avremmo usato per spiegare ciò che mi era accaduto, al piccolo di casa! Le parole parlarono da sole…

Mi sono sottoposta a Parma all’intervento di mastectomia e linfonodectomia, svuotamento ascellare di 29 linfonodi infiltrati su trenta. Ricordo che quando il bravissimo chirurgo, competente ed umano, me lo comunicò con viso serio, io sdrammatizzai e risposi: “Dottore, un linfonodo ha fatto da barriera, visto che non è stato toccato dal tumore!”. E lui sorrise. Nel pomeriggio, raccolsi tutte le mie forze e mi alzai dal letto. Mio marito mi accompagnò per il corridoio a fare quattro passi. Piano piano rientrammo a casa. Qualche mese dopo ho affrontato la chemioterapia, poi la radio e la terapia ormonale; ho conosciuto persone fantastiche, personale medico e pazienti, dai quali ho ricevuto tanto. Nella sala chemio i medici e gli infermieri ci coccolavano e così il tempo scorreva più in fretta; si scherzava, si rideva, si piangeva, ma ognuno sentiva di essere parte di una grande famiglia. Mi era stato detto che mi sarebbero caduti i capelli…Quando io incominciai a perdere i miei capelli ricci, ebbi una strana sensazione: quella di essere più leggera. Così, indossai dei foulard colorati, acquistati per l’occasione. In effetti, il primo foulard che comprai aveva stampate delle farfalle. Ma quando la caduta accelerò, mio marito mi chiese se avessi voluto rasarli. Così lui diventò il mio parrucchiere personale e io diventai pelata. Che sensazione strana! Guardandomi allo specchio vedevo una donna diversa, beh, non stavo poi così male! Ironia della sorte! Io che avevo tante paure, ora mi ritrovavo cambiata e battagliera, dovevo combattere contro tutto. Gli effetti della chemio sono stati terribili; spesso le forze venivano meno, l’appetito mancava, la nausea non mi abbandonava; i dolori muscolari e alle ossa mi accompagnavano giornalmente; cambiai regime alimentare e mi ritrovai dimagrita di sei chili. Tra una chemio e l’altra andavo a passeggiare in riva al mare. Mi è sempre piaciuto il mare! Mi trasmette serenità, gioia di vivere, soprattutto mi dà energia. E anche in questa situazione terribile, mi sono sentita molto fortunata!

Sei mesi dopo l’intervento, dai primi controlli tutto sembrava fosse rientrato nella normalità. Percepivo di aver vissuto un capitolo della mia vita come un romanzo che avevo appena finito di leggere. Libro chiuso, pensai.

Trascorsi l’estate in via di ripresa, cercando di tornare, come meglio potevo, alla routine quotidiana. Ogni tanto, avvertivo dolori al collo e alle spalle, soprattutto quando stavo troppo tempo in piedi. Così mi sdraiavo sul letto, perché da quella malattia avevo imparato che dovevo dedicare più tempo a me stessa, alla mia salute. Mi accorsi anche che la cicatrice sulla parete toracica si era arrossata ed erano comparsi dei noduli di forma irregolare. Tutto mi fece pensare agli effetti della radioterapia, che mi aveva comportato delle ustioni e che avevo curato con diverse creme, tanto che non informai né il chirurgo né l’oncologo.

Mai avrei immaginato che si sarebbe aperto un altro capitolo del libro della mia vita!

Rifeci i controlli dopo qualche mese, come da protocollo. Quando l’oncologo mi vide, mi chiese da quanto tempo avessi notato quel rossore sulla cicatrice e mi eseguì un ago aspirato. Non rilevando nulla, mi fece fare una biopsia il giorno seguente, brillantemente eseguita dal chirurgo che mi aveva operata. Il responso ancora una volta fu infausto: metastasi da carcinoma duttale infiltrante. Che fare? Che dire? Che pensare?

Seguì una Pet e in attesa dei risultati rientrai a casa.

Quando il medico mi chiamò per darmi notizie, ero sola. Capii dall’orario di quella telefonata che le cose non andavano affatto bene. Risposi al telefono col cuore in gola; il dottore con voce pacata mi spiegò la situazione; mi disse che c’erano metastasi a due vertebre cervicali e a quattro vertebre dorsali. Ahimè! Mi sentii persa. Sarei dovuta partire, tornare in ospedale, parlare con i figli, con mio marito. Quando glielo dissi, mio marito ammutolì; incredulo, mi abbracciò per tranquillizzarmi, per farmi sentire che lui c’era e ci sarebbe sempre stato. I miei figli, anche se grandi, si sentirono un po’ storditi, direi spaventati, anche se cercarono di camuffare il loro sentimento. Iniziai cosi, una nuova terapia, anche per proteggere le ossa e la situazione migliorò. I controlli furono ripetuti in tempi più ravvicinati, ma considerato che i dolori al dorso erano aumentati, fui sottoposta a delle sedute di radio su una vertebra dorsale. Stetti molto meglio. Ho proseguito con la nuova terapia fino a marzo 2017, quando dagli esami si scopre che i marcatori ballerini avevano iniziato a danzare troppo in fretta. Così, cambio terapia! Che meraviglia!

Intanto, si sono ingrossati anche i linfonodi al collo e non è finita qui!  Qualche settimana fa, accuso gonfiori allo stomaco, dolori all’addome e una strana tosse. Ne attribuisco la causa all’aria condizionata, in cui mi sono relegata visto il gran caldo di queste settimane e le vampate che non si placano! Così, in autonomia decido di fare un’eco all’addome. Segue anche RX torace: adesso c’è anche qualche ombra al fegato e nemmeno i polmoni stanno bene. Così, con la testa nel caos, informo l’oncologo e adesso… sono di nuovo a Parma e forse si ricomincia daccapo, in maniera più forte!

Lo so bene, la strada è ancora lunga e faticosa, ma non mi faccio sopraffare dall’angoscia, perché il Signore mi ha dato la libertà dalla paura.

Tutta la mia famiglia mi ha sostenuta ed aiutata in questo percorso; mi è sempre accanto nei momenti terribili e in quelli più tranquilli. E lo è tutt’ora. Mai avrei voluto darle, ancora una volta, una notizia del genere, di questo cancro così aggressivo che passeggia dentro il mio corpo, ne prende possesso e non vuole andare via.

Oggi mi trovo in questa nuova tappa della mia malattia, come dico a mio figlio piccolo quando mi chiede se sono guarita. Sì, è una nuova tappa della mia vita: fino al mese scorso andavo a Parma in ospedale ogni mese; facevo due punture, più quella per le ossa. La considero un poco, anche una vacanza, perché quel tempo è solo per me stessa.

Ma da lunedì non so cosa mi aspetta! Posso solo immaginare!

Spesso mi osservo e guardo i segni evidenti del CANCRO sul mio corpo. La cosa strana ma per me tanto positiva, è che non mi sono mai sentita una donna mutilata.

Ecco la mia storia attuale, un altro capitolo di quel libro aperto e che pensavo chiuso. Ma è per tutte voi e per fare chiarezza in me stessa che ho dato sfogo ai miei pensieri, alle mie emozioni! A noi che ci troviamo a vivere dentro questo fiume in piena, che tenta di travolgerci voglio gridare che essere persone positive aiuta molto e che sorridere alla vita in ogni circostanza deve essere il nostro motto, per combattere e vivere meglio la malattia. E allora, rompiamo i nostri silenzi e diamo voce a ciò che ci accomuna, a quanto a noi donne è accaduto e continua ad accadere, anche se la ricerca fa passi da gigante nella lotta ai tumori. Che cosa abbiamo da perdere? Forza, tiriamo fuori quello che ci logora dentro, che corre tra i nostri pensieri, che vorremmo gli altri capissero. Soprattutto, troviamo il tempo per noi stesse, per stare con le amiche, con chi ci ama, diamo spazio a momenti che ci regalano la gioia di VIVERE, anche se ci costa, se ci sentiamo deboli e demotivate. Non trascuriamoci mai, nonostante tutto. Ricordiamo che la VITA è un DONO e come tale va vissuta.

E se qualcuno ci mette da parte, come è capitato a me, non sentiamoci sole, ma traiamo da ciò tutta la nostra forza per stare a galla. Oggi ho ricevuto un bellissimo messaggio che dedico a tutte voi: “Le corde di un violino suonano facendo resistenza alla pressione; è da quella resistenza che nasce la musica. Così è anche nella vita: è dalla capacità di resistere alla pressione che nascerà la Nostra Musica Migliore.” E con l’aiuto di Dio, che musica sia. Per tutte noi.