Non penso al domani

Anche io voglio raccontare la mia storia.
Inizio da bambina, a 3 anni e mezzo, con un neuroblastoma al mediastino posteriore. Tanta radioterapia forte (siamo agli inizi degli anni ‘60). Sopravvivo a questo tumore ‘letale’ dei bambini e vivo con gioia e spensieratezza pensando di essere immortale. A quaranta anni mi sottopongo per la prima volta ad una ecografia e mammografia. Mi viene diagnosticato un nodulino, che dicono sia tranquillo. Ma io tranquilla non sto. Leggo su internet che le donne sottoposte a tanta radioterapia da bambine, a quaranta anni sono soggette a sviluppare un tumore al seno. Sono quindi da manuale: decido di farmi levare il nodulino e si scopre che è un carcinoma duttale infiltrante. Inizia il calvario: mastectomia, asportazione di 14 linfonodi, per fortuna indenni, ricostruzione del seno e terapia ormonale.
Dopo cinque anni un altro nodulo si affaccia all’ altro seno; questa volta è solo duttale, quindi tranquillo. Mi sottopongo comunque per precauzione a svuotamento mammario e ad un’altra ricostruzione.
Passano altri nove anni (14 anni dalla prima mastectomia) ed essendo magra mi sento un chicco di riso sopra al primo seno tolto. Arriva la doccia fredda: di nuovo carcinoma, questa volta gli esami rivelano “ripetizioni” – parola politically correct per metastasi alle ossa e al fegato. Inizia il calvario e iniziano anche terribili dolori alle ossa che per fortuna scompaiono subito a seguito di radioterapia.
Comincio dei cicli di chemio, anche se il mio fisico è molto debole e i miei globuli bianchi (da sempre) sono al di sotto della soglia minima. Compro una stupenda parrucca identica ai miei capelli.
La chemio non fa effetto: vengono toccati anche i polmoni. Cambio terapia; passo ad una terapia ormonale che si rivela anch’essa un flop.
A questo punto cambio ospedale e medico, passo alla terapia a bersaglio molecolare. Dura poco, meno di 1 anno; mi viene la polmonite, interrompo e passo ad un’altra terapia: chemio-orale.
Nel frattempo mio marito, dopo 30 anni di matrimonio, mi dice che si vuole separare e che la casa dove viviamo è sua. Deduco che me ne devo andare. No comment!
Il medico mi dice che sto combattendo contro i 3 maggiori fattori di stress: cancro, separazione, trasloco. Ho la forza di allestire una nuova casa, piena di luce e di fiori, dove vado a vivere con mia figlia piccola (le altre due figlie vivono già fuori casa).
Per ora continuo con la mia chemio-orale, nella speranza che nel frattempo, altri farmaci vengano sperimentati. Ho fiducia nei medici che mi seguono. Mi godo la mia nuova casa bianca e luminosa, le mie tre splendide figlie, parenti e amici che mi circondano con affetto.
Nell’ultimo anno la mia vita è stata stravolta, ma ho ritrovato uno mio spazio di libertà e di serenità. Cerco di non pensare al domani, mi accontento di vivere bene il presente e soprattutto di dare forza e speranza alle mie amate figlie.