Poema sinfonico

Musica ed emozioni
Sprofondata in un’antica poltrona bergère ascolto la prima sinfonia di Mahler.
All’inizio del brano il suono molto soffuso mi induce a rilassarmi. I contorni degli oggetti che mi circondano cominciano a diventare sfumati, gli occhi socchiusi, la mente comincia a vagare e si lascia trasportare dalla musica.
Ecco un ragazzo cammina saltellando in un bosco; è libero, spensierato, circondato dalla bellezza della natura.
C’è una brezza piacevole e si ode il tranquillo scorrere del torrente.
Il sole inizia a tramontare, il cielo si tinge di rosso e arancio.
Scende la sera e poi ecco un altro giorno ma nel frattempo il ragazzo è diventato uomo e il mondo che lo circonda è diventato più complesso.
Addio spensieratezza: si alternano gioie e dolori, buio e luce.
All’improvviso una tragedia: la vita è finita. Solo buio.
Ma poi tutto si rasserena e si può assaporare la quiete iniziale.
Alla fine ecco il trionfo della luce. Ci può essere un mondo migliore dove passeggiare nel bosco con lietezza, le avversità non fanno più paura.
Si nuota combattendo contro le onde ma si riesce ad arrivare a destinazione. Si festeggia la vittoria della vita.
Il brano termina e io continuo a pensare alle immagini che la musica mi ha suggerito e alle emozioni che ho provato.
Mi è sembrato di rivivere gli accadimenti della mia vita da 12 anni fa fino ad ora.

Dodici anni prima
Ci sono momenti cui, all’età di 50 anni, mi sento già vecchia.
Stamattina lo specchio mi rimanda una immagine del volto segnato dalle prime impietose rughe, alcune intorno agli occhi, altre ai margini delle labbra.
Eppure, a detta di molti, il mio viso è veramente grazioso: gli occhi marroni illuminati da pagliuzze verdi, la pelle luminosa e la massa di capelli vaporosi e morbidi di un bel biondo dorato.
Ma oggi non è questo che vedo riflesso nello specchio; vedo le rughe, i primi capelli bianchi, i tratti stanchi, l’espressione preoccupata.
Gli impegni lavorativi sono sempre più pressanti.
Mi sento risucchiata in un vortice; alcune volte sono così stanca che non so come arrivare a fine giornata eppure pretendo sempre più da me stessa.
La mia vita è tutta una corsa, una corsa che mi impedisce di gustare appieno tutte le cose belle che ho.
Durante la settimana lavorativa non vedo l’ora che arrivi il weekend per poter trascorrere più tempo con la mia famiglia; in inverno aspetto con ansia che arrivi l’estate con il bel caldo, le vacanze, il viaggio già programmato.
Talvolta vorrei che il tempo passasse in fretta, sempre più in fretta, se è quello che mi separa dal “mio” prossimo obiettivo.
È come se per organizzare la mia vita non avessi il tempo di viverla con pienezza, attimo dopo attimo, come sarebbe saggio fare; questo non è giusto, lo so, mi illudo di esserne consapevole.
Poi, però, affiora sempre il desiderio quasi la pretesa di cambiare il corso della mia esistenza, di controllarlo e indirizzarlo.
Ma io non sono un regista che può modificare scene e situazioni sul palco di un teatro e, mentre la mia mente dissipa energia nel vano tentativo di dirigere il susseguirsi degli avvenimenti, il mio fisico, vorticosamente trascinato in questa impresa, ne subisce tutto lo stress.
È troppo difficile per me accettare le avversità, anche piccole, della vita.

La tragedia
E poi a 51 anni, all’improvviso, a Ottobre 2005 ecco arriva la tragedia: mi viene diagnosticato un carcinoma mammario.
A me che ho sempre fatto i controlli periodici!
Tutto sembra andare per il peggio: l’intervento è più complesso del previsto, dall’esame istologico risultano 3 linfonodi metastatici, sono necessarie le terapie.
Forse dovrò affrontare un altro intervento.
Tutto viene sconvolto e io sono distrutta.
Riesco solo a partorire un grido silenzioso ma devastante: no, non deve essere, la mia vita è distrutta.
Così passano le prime settimane; successivamente affronto chemio e radio.
È un periodo molto duro: voglio riavere la mia vita di prima, quella che mi è stata rubata.
Ma ecco, tutto a un tratto, è come se si aprisse una finestra davanti ai miei occhi e da lì vedo la mia vita prima della malattia e capisco che la stavo sprecando, non la stavo vivendo appieno.
Comincio ad apprezzare quelle, che mi sembravano piccole, ma ora capisco che sono grandi: le gioie che ogni giorno ci riserva.
Mi ero mai fermata ad osservare il cielo in un giorno sereno, a respirare a pieni polmoni odorando l’aria, ascoltato il vento quando ti accarezza la pelle?
Arrivo ad affermare con certezza che non voglio più la mia vita di prima, so che questa è la mia vita, con gioie e dolori.

Il cambiamento
Entrare in questo mondo che sembra parallelo ma è universale, di malattia, sofferenza e morte non lo avrei mai desiderato.
Ma ora, attraverso questa esperienza, ho acquisito una diversa consapevolezza del senso della vita.
Provare sulla propria pelle il dolore, lo sconforto, l’umiliazione che il cancro porta con sé non è come averne sentito parlare o visto questa condizione su un’altra persona.
Quando ti ammali realizzi concretamente che la tua vita nel dolore e, se vuoi, nella gioia è identica a quella degli altri anzi tu forse sei più fortunato di altri.
Una vita senza dolore è una illusione, non esiste.
Esisteva solo nei tuoi sogni di bambina.
Il cancro ti cambia ma in tutti i sensi.
Quindi concentriamoci su quelli positivi.
Mi domando quanta attenzione ho concesso al mio prossimo prima della malattia.
Ora la capacità di relazionarmi con gli altri è migliorata.
Il rapporto con alcune compagne di avventura/sventura è totalizzante, di profonda intesa e di completa sintonia.
Camminiamo insieme con determinazione e coraggio in un percorso non privo di momenti di debolezza.
Ognuno di loro mi dona qualcosa di prezioso che mi arricchisce interiormente.
E tutto quello che ho ricevuto riesco, talvolta, a trasmetterlo ad altri: sono puntini luminosi, punti in senso euclideo cioè senza dimensione che si avvertono solo se si è sulla stessa lunghezza d’onda.
Mi piace pensare che siano frazioni infinitesime di un amore universale che stanno lì pronte per essere catturate.

Gioie e dolori
Oggi so che questa mia vita voglio viverla cercando di dare il meglio di me stessa.
Ho detto “cercando” ma non dico di esserci riuscita tutti i giorni.
Comunque, ho imparato che bisogna vivere con uno spirito diverso: assaporare ogni momento, gustare la giornata attimo per attimo anche i momenti che sembrano più banali.
Ogni giorno racchiude in se’ qualcosa di unico che poi non ci sarà più, lo posso vivere in quel preciso istante e in quello solo.
Inoltre è indispensabile accettare la realtà per il nostro bene.
Ma non è facile .
Dopo la diagnosi la prima reazione è di rifiuto, la scoperta di avere dentro te stessa un cancro inevitabilmente genera sentimenti di ribellione e di rabbia.
Ma questi, come il rancore e l’odio, non portano buoni frutti e ci fanno solo sentire peggio.
Le negatività sono come l’acqua di un torrente in piena capaci di invadere il terreno circostante distruggendo e portando solo sventura.
Eppure in varie occasioni mi ritrovo ad annaspare nelle acque di quel torrente.
Perché la storia della mia malattia non si ferma al 2005.
A gennaio 2011 mi vengono diagnosticate metastasi epatiche, a gennaio 2016 un improvviso peggioramento della situazione del fegato e a gennaio 2018 compare anche qualche ripetizione ossea.
Certamente gennaio non è il mio mese preferito!!!
Ho cambiato terapia più volte.
Nonostante tutto ciò sono ancora qui, capace di emozionarmi e di provare sentimenti di letizia.

Passeggiata al mare
Ieri era una bella giornata di sole e sono andata al mare.
Beata cammino sul piccolo sentiero tra le dune.
Il mio passo sembra seguire il ritmo delle onde del mare, una brezza leggera e fresca mi sfiora le guance.
Il mio sguardo altalena tra l’azzurro del mare e i variopinti colori dei cespugli fioriti che fiancheggiano il sentiero: varie tonalità di rosa, azzurro e poi il giallo delle ginestre.
L’aria che respiro odora di salsedine e non solo.
Trasportato dal vento arriva a tratti il profumo intenso e penetrante dei fiori di camomilla, quello più delicato dell’aglio rosato che contrasta con l’odore aspro del timo.
Una sensazione di benessere e di pace si sparge sul mio animo e, se respiro più forte, profondamente, assaporando l’odore del mare e della vegetazione vi penetra; ne conserverò il ricordo consapevole anche quando, rientrata a casa, dovrò affrontare la “situazione difficile”.
Basterà chiudere gli occhi per non pensare ai problemi e ritrovarsi lì con l’immaginazione: sentirò il tepore della sabbia fine e dorata che mi accarezza i piedi passo dopo passo.