Siamo in due

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Era il 1995, avevo 34 anni e stavo sfogliando una rivista, quando vidi la fotografia di una modella alla quale avevano asportato un seno, che raccontava la sua storia. Era il mese di settembre e mi venne in mente che pochi giorni prima dal mio capezzolo destro era uscito un liquido marroncino. Non ci feci caso, avevo una bambina di 6 anni che crescevo da sola, un lavoro e già mi sembrava di “aver dato abbastanza” essendo nata con la lussazione congenita bilaterale delle anche.
A gennaio, dopo la doccia, avvertii un nodulo sempre al seno destro. Fu una frazione di secondo, chiamai mia sorella spiegandole la situazione e tramite delle sue conoscenze nel pomeriggio venni sottoposta a ecografia e mammografia. Carcinoma duttale infiltrante. Terrore allo stato puro, pensieri negativi e incapacità di pensare al futuro. Intervento di quadrantectomia, cavo ascellare con asportazione di 28 linfonodi dei quali tre intaccati. Chemioterapia, radioterapia. Finalmente avevo finito, potevo tornare a vivere, a pensare al futuro, alla mia bambina, alla carriera. Dopo due anni avverto un nodulo vicino a una cicatrice, no. Non può essere, il chirurgo mi tranquillizza dicendomi che se non è nulla “apre e chiude”, ma se è una recidiva non possiamo non asportarla. È una recidiva, e adesso? Ricomincio con la chemio? No, svuotamento delle ovaie e terapia ormonale per 5 anni. Beh, alla fine mi è andata bene. Una figlia ce l’ho e non intendo comunque averne altri.
La mia vita cambia, mi operano alle anche, protesi bilaterali che però vengono impiantate in modo splendido, cammino benissimo e non ho più dolori. I controlli oncologici vanno bene e incontro anche l’uomo che diventerà mio marito. Tutto perfetto fino a dicembre 2013, eccolo lì, c’è di nuovo, il piccolo, subdolo chicco di riso. Signora non si preoccupi, è sulla cicatrice, la sua vita non cambierà. Altro intervento, nuova terapia ormonale, sbalzi d’umore, dolori articolari ma sempre avanti, sempre con il sorriso ringraziando la mia Madonnina. 2015, altro chicco. Signora forse è meglio fare una mastectomia, le recidive sono troppe. Bene, sono contenta. Non ne posso più di questa mammella che si è ridotta a un quarto e che non riesco neppure più a sfiorare per paura di sentire il “chicco”. A settembre, come se andassi ad un intervento di chirurgia estetica, mi tolgono tutto e inseriscono l’espansore in attesa della protesi. Tutto perfetto, visita oncologica. Signora, visti i suoi precedenti non vorrei mai che fra due anni tornasse con qualche problema. Le consiglio sei mesi di chemio adiuvante. No, ancora. Però sono una persona positiva e solare, penso che è per il mio bene e così sempre con il sorriso perdo i capelli, si staccano le unghie, non sento i sapori ma che sarà mai. Poi sarà finita e mi riprendo la mia vita.
Settembre 2017 un marker si è alzato, non va bene. Esami, visite, esami. Secondarismi ossei multipli. Cosa vuol dire? Non capisco. Perché sembra che mi abbiano mitragliato? Cosa ho fatto di sbagliato?
Mia figlia si sposa a luglio.
Signora, il suo “chicco” non se ne è mai andato ora lei non guarirà più. Ok, teniamolo sotto controllo, possiamo farlo, vero? Inizio una nuova terapia ormonale, faccio un’infusione al mese, ho sempre la nausea e alle volte vomito anche l’anima, ma a luglio sarò in chiesa accanto alla mia bambina e poi voglio anche vedere i miei nipoti e andare in pensione e fare un viaggio con mio marito e ridere e ballare perché tu sarai anche il mio “chicco” ma non puoi prenderti i miei sogni.
Ah, care amiche a febbraio compirò 60 anni. Tornate a leggere quanti ne avevo quando è cominciata. Un abbraccio a tutte.