Una giornata da metastatica

Sveglia odiosa!
Anche perché non ho chiuso occhio stanotte. Ma quante infusioni avrò fatto finora? Eppure, non dormo mai bene la notte prima della chemio. Non è qualcosa a cui ci si può abituare… mai! La pausa, poi, non basta per riprenderti, non basta psicologicamente… non basta! Punto. Fai appena in tempo a stare meglio e tornare attiva ed ecco che è già arrivato il nuovo ciclo!
Vabbè, mi alzo o faccio tardi. E mentre faccio queste riflessioni, realizzo che non devo pensarla così, anzi! Perché tutto sommato non posso lamentarmi della qualità di vita che ho! Lo so, sono tra le “più fortunate”. Non ho dolori, non sono limitata nei movimenti, ci vedo, sono lucida… MA, le mie metastasi sono al fegato e questo già mi rende meno “fortunata”, perché probabilmente avrò vita più breve di altre. Non c’è da scegliere o, per lo meno, io non saprei farlo, non c’è male minore in questi casi a mio parere! Questa condizione è crudele, qualunque cosa ne possano pensare “gli altri”. Quando diventi metastatica non sei più uguale a prima, la tua vita non lo è, e “gli altri” non capiscono, e questo lo pensi sempre, perché ti senti diversa in tante circostanze, perché sei diversa ora. Non so se è la prospettiva della morte imminente, o la continua sofferenza… chissà, dovrei leggere qualcosa in proposito per capire.

Ok, tra un pensiero e l’altro ho già fatto quasi tutto: lavata, vestita, borsa pronta! Ah, no! Dimentico l’acqua. Ne avrò bisogno dopo l’infusione. Una truccata? Dò un’occhiata all’orologio, sì, ne ho il tempo!
Lo specchio, questo oggetto divenuto uno dei più odiati… Eccomi qui: i capelli non hanno forma! Troppo corti ancora per sistemarli con un bel taglio. Sono ricresciuti dopo che li ho rasati più volte dopo la terza caduta, notavo che man mano ricrescevano più folti e ci ho provato. Ormai sono un’esperta, una veterana della pelata! Chissà se potrò farli ricrescere, per un po’ di tempo almeno! Giusto il tempo di vedermi meno malata. Mmmm quanto correttore ci vorrà su queste occhiaie?! Orrende! Tanto mica le coprirà del tutto! Impossibile… Beh, almeno oggi non sono pallida, ma un po’ di fard devo metterlo lo stesso! L’infusione mi sbatte molto, cerchiamo di non spaventare chi mi vedrà nel pomeriggio! Ombretto, mascara, ok, fatto! Un burro cacao basterà… Si parte!
Un’occhiata al telefono: i soliti messaggi del buongiorno, non una parola in più! Ormai si sono tutti talmente abituati al fatto che IO faccia chemio, che neppure ricordano che faccio infusione oggi. Solo la mia famiglia lo sa ormai, e una o due amiche, non ne parlo se non mi chiedono e molto spesso non mi chiedono: tanti messaggi e nessuna comunicazione vera!
“Scegli ogni giorno il sorriso, e nonostante tutto sii sempre ottimista, nulla viene a caso.” Neppure il cancro immagino! O sì? Ecco finché non diranno esattamente come viene, e perché a quella determinata persona e non ad altre, forse sì…forse sono vittima del caso. Grrr
“Caffè per tutti!!! Amaro o zuccherato?” “No, io non posso, passo” risponderei al secondo messaggio con immagine, “devo prima fare il prelievo!”
“Ovunque vi porterà questa giornata andate con il sorriso.” Certo, giusto… ah ah ah! Ma… perché qui non vedo nessuno ridere? Sarà un altro caso…Sì, probabile!
Intanto sono arrivata, numeretto, prelievo… ho fameeeee!!!
“Questa vena si è stancata di darci sangue! Dobbiamo trovare un’altra mucca da mungere!” Simpatica l’infermiera, come sempre, sdrammatizziamo, intanto mi tocca un altro buco, sulla mano stavolta! Finalmente! Prelievo fatto. Voglio vedere per la PET e la TAC come faranno, quale altra mucca troveranno! Non pensiamoci ora, si va al bar, che è meglio!
“Oh, ciao!” “Buongiorno come va?” “Eccotiiii!!! Ti aspettavo…” Facciamo un po’ di salotto, noi donne, nell’attesa. Mi porto sempre dietro il tablet per guardare un film, ma tra una chiacchiera e l’altra, neanche lo tiro fuori dalla borsa, meglio! Il tempo passa più in fretta parlando.
“Ciao Ilenia! Come stai? Ma no, stai tranquilla, a che infusione sei? Brava! Stai per finire…”
“Tu?”
“Eh, io ancora non so…” Farfuglio, non le dico delle metastasi per non scoraggiarla, crede che mi opereranno una volta che ci sarà riduzione. Come faccio a dirle che sto morendo e che la stessa sorte potrebbe capitare a lei in un futuro non lontano? Non puoi… IO non posso… È così giovane, quanto me al primario.
Ma ecco che mi chiamano per la visita! Secondo l’oncologo tutto ok, le analisi vanno bene! Mi chiede se ho qualcosa da segnalare, dico di no, che non ho avuto nuovi effetti collaterali ed ho gestito i soliti: si fa terapia allora! Lui manda il fax in farmacia e non rimane che attendere l’arrivo dei farmaci. Intanto si è fatta ora di pranzo, meglio prendere un panino al volo!
Rieccomi in reparto, c’è ancora da attendere, non mi hanno chiamata e visto che le altre sono in visita o già in terapia che si fa? Prendo il telefono: un messaggio a Sara, vediamo come sta oggi. Non mi risponde, panico! Perché mi faccio assalire sempre dalla paura? Starà dormendo, mi risponderà al risveglio, o almeno spero! Non pensiamoci, chiamo la zia intanto.
“Ciao zia! Sono in attesa di visita, sì tutto ok. Come? La sorella di Federica? Davvero? Mi spiace… ah già la operano? Bene…prima è meglio è!” È giovane anche lei, come la madre che pure si è ammalata presto di tumore al seno e ha pure avuto una recidiva qualche anno dopo.
“Cosa? Ma zia, non è il caso che la incoraggi usando me come esempio, sono due cose diverse, zia! E poi guarda che non è detto che io resista a lungo… Sì, sì, devo essere positiva, lo so… ci provo, lo sai! Non sei tu che mi dici sempre che sono solare? Lo sai che lo sono, ma NON basta! Ok, sì zia, basterà, va bene… ti chiamo appena arrivo a casa, ciao!” Taglio corto, non ho più voglia di discutere… possibile che non vogliano accettare l’idea che sono INGUARIBILE? Arrabbiarmi prima della terapia non mi fa affatto bene! Non dovrebbero neppure dirmi certe cose… mi parlano di altre donne malate e poi quella negativa sono io!!! Mi si dice sempre che devo pensare ad altro, ma predicare è facile. Io capisco che ci vogliono credere alla mia guarigione, perché mi vogliono bene, ma illudersi non farà bene a loro DOPO!
“10!”
“Sì, eccomi!”
“Box 7!”
“Grazie Marcella!”
Marcella, la dolcissima infermiera, tira le tende, io mi scopro il petto… Disinfezione, lavaggio del port e si comincia! Fortuna che questa terapia dura poco e che non prevede l’antistaminico! Premedicazione, lavaggio, 5 minuti di terapia, lavaggio. Intanto guardo un pezzo di film, la mia compagna di box dopo l’antistaminico dorme… Metto le cuffie e Ozpetek mi intrattiene piacevolmente.
“Ok! Ora stacchiamo tutto, hai finito per oggi!”
“Si, finalmente! Grazie…”
Ogni volta che noto stupore per un ringraziamento, puntuale da parte mia, mi chiedo perché la persona che ho ringraziato ha avuto quella reazione. Ecco, come il capotreno che non capisce perché lo ringrazio quando ha finito di controllare il mio biglietto e mi guarda un attimo prima di rispondere “Grazie a lei!”, anche qui, se per caso c’è un infermiere nuovo che non si aspetta la mia gratitudine, avviene la stessa cosa. E mi chiedo: è così raro ringraziare per aver potuto fare terapia? Sarà che non la riteniamo un “servizio per cui ringraziare”?!

E intanto cominciano le telefonate… mamma, l’altra zia, cugina, fratello, vogliono sapere se ho finito ed è tutto ok, poi qualche messaggio a cui rispondere e il sospirato ritorno a casa! Sete tanta, davvero tanta, ma anche agitazione! Stanotte la farò in bianco, è sempre così! Due giorni di iperattività e mancanza di sonno e il resto della settimana fiacchezza.
“Sì, sì, sto bene zia, grazie! Ho tanta sete, la bocca strana e impastata, come al solito, tutto questo durerà giorni.”
“Vuoi mangiare qualcosa?”
“No grazie mamma, ho mangiato un panino in ospedale, ma poi… dovrei pranzare alle quattro del pomeriggio? Proprio non ha senso…”
“Ciao! Sei tornata finalmente! Possiamo fare i compiti?” – mi dice la figlia di miei amici, saltandomi addosso, ha sette anni, la aiuto io, i genitori non possono.
“Certo! Sono tanti?”
Arriva l’ora di cena, per fortuna, faccio qualche chiamata, si spera veloce, e poi a letto davanti alla tv, mentre i messaggi della buonanotte arrivano puntuali.
“Non importa com’è andata oggi, il bello della vita è che c’è sempre un domani e i sogni non hanno scadenza!”
“Forse i sogni no, ma io SÌ! e breve…”
Con questa considerazione spengo tutto e mi ripeto: “anche per oggi ho fatto il pieno! Basta!”