Una notte silenziosa

Ore 3.00, una notte silenziosa, forse troppo calda, ma non è per questo che sono sveglia. Dopo aver digitato in internet la parola “metastatic” in cerca di nuove notizie, eccomi qui a raccontare la mia storia, mentre i miei due amori dormono tranquilli. Sì, perché mio marito e il mio piccolo di due anni sono la grande forza che mi spinge a lottare ogni giorno.
Oggi, anzi, dovrei dire ieri, è stata una giornata iniziata bene, ma finita male: la chemioterapia orale, iniziata un anno e mezzo fa, ogni tanto (e, spesso, “ogni poco”) mi causa qualche problema: mentre distrugge quotidianamente qualche cellula tumorale, anche il mio intestino si indebolisce. Non a tutte capita, ma in fondo questa è la mia storia.
Tutto iniziò nel 2008… no, in effetti ben due anni prima, con una pallina scoperta per caso al tatto, “compatibile verosimilmente con un fibroadenoma”, così diceva il referto dell’ecografia, che il mio medico interpretò come “giovane donna, ovviamente è benigno”.
Decisi di asportarlo perché, col passare del tempo, era aumentato (a 26 anni anche l’aspetto estetico conta!), ed ecco l’amara sorpresa: dopo le lacrime e la rabbia nel sapere che era un carcinoma mammario, la piccola grande fenice rinasce dalle sue ceneri, perché capisce quanto conti vivere, e per questo bisognava sottoporsi a chemioterapia, radioterapia e ormonoterapia con menopausa farmacologica per cinque lunghi anni.
Che emozione sentirmi dire che avrei potuto finalmente provare ad avere un figlio, ma soprattutto vedere due righe rosa nel test di gravidanza, eseguito in una notte come questa, quattro anni fa. I sogni diventano realtà, sono finalmente mamma dopo il cancro. Ma i sogni possono anche essere degli incubi, purtroppo.
Dopo soli cinque mesi dal parto, sentendo un fastidio sopra al seno, faccio per scrupolo una visita, che non rileva nulla di anomalo, ma un mese dopo, sopra alla clavicola, sento un linfonodo ingrossato. Esami diagnostici, visto il mio passato non si esclude nulla.
La malattia era tornata, diffusa ai linfonodi e anche al fegato. Quarto stadio.
Sono una trentacinquenne che lavora con passione, porta il bambino all’asilo e ride con lui, organizza qualche bel viaggio dopo le solite visite oncologiche, progetta una nuova casa con la propria famiglia, ma sono anche una donna con il cancro, controllata costantemente, in menopausa anticipata, che ogni giorno deve ingerire dei farmaci e che ogni tanto si sveglia di notte col pensiero che nulla è eterno, con la speranza che ci siano nuove cure mediche per poter continuare a sognare.
Sono ormai le 4.00, sarà meglio che torni a dormire, chissà, forse stavolta sarà un bel sogno.